Bimba violentata, galleria dell’orrore: centinaia di foto nel telefono dell’orco

I consulenti informatici della Procura isolano due raccolte di immagini inequivocabili. Dagli accertamenti tecnici, il dna dell’arrestato sugli slip della piccola violentata

Polizia postale (foto di repertorio)
Polizia postale (foto di repertorio)

Perugia, 5 novembre 2023 – La “memoria“ degli orrori. Nel telefonino di Gabriele Priori ci sono 337 pagine, catalogate in due raccolte, di immagini pedopornografiche. Praticamente una intera galleria riempita di figure esplicite, con ritratti di bambini in tenera e tenerissima età in inequivocabili pose sessuali. Quando gli inquirenti coordinati dal pm Mario Formisano scoprono questo archivio immenso, che viene isolato dai consulenti informatici della Procura di Perugia, comprendono "uno spaccato estremamente allarmante della devianza pedofila dell’indagato". L’esito di questi accertamenti veniva depositato il 17 ottobre e da quel momento la Procura fa passare pochissimi giorni prima di procedere all’arresto dell’uomo. Un elemento che non lascia dubbi sulla pericolo che, lasciato libero, Priori potesse tornare a molestare bambini, come già aveva fatto in passato senza trovare freni alla sua "attrazione incontrollabile nei confronti di bambini piccoli". Quella che il giorno di Ferragosto lo ha portato a violentare una bambina di sei anni dopo aver giocato con lei nella piscina del campeggio. "Mi ricordo che volevo stare da solo ma una bimba mi ha seguito. Mi sono accorto che la bimba è entrata nel mio bungalow e ha giocato con me", così Priori ha risposto al giudice durante l’interrogatorio di garanzia. Poi c’è stato il vuoto - il buio dei "non ricordo" - ripetuti a raffica alle domande che scavavano in quel pomeriggio: quando la piccola turista, sconvolta, è corsa dal suo papà dicendo che l’animatore del campeggio si era spogliato nudo davanti a lei e si era spinto fino a violarla. Poi il Dna di Gabriele Priori è stato preso da una bottiglietta d’acqua sequestrata nel bungalow e confrontato con le tracce di saliva isolate sulle mutandine del costume della piccola vittima. Così gli inquirenti non hanno avuto dubbi: lo spaventoso racconto della turista di sei anni ha trovato il suo granitico riscontro. Ma il ritrovamento delle immagini è un aspetto inedito per la stessa storia giudiziaria dell’indagato come ha spiegato lo stesso avvocato della difesa Stefano Migliorelli "è un aspetto non secondario che mai si era presentato prima – aggiunge –. Quando nel 2020 è stato indagato (poi condannato il 7 ottobre in primo grado a sei anni di reclusione, ndr) per la violenza sessuale di una bambina a cui dava lezioni di musica, tutti i suoi dispositivi informatici vennero passati al setaccio. Non trovarono niente. Adesso a distanza di tre anni viene fuori una mole consistente. Vuol dire che il quadro della patologia si sta aggravando. Va curato il prima possibile".

Perché Priori è già recidivo, da tre anni aveva l’obbligo di stare alla larga dalle scuole, eppure ad agosto era riuscito a farsi assumere con un contratto stagionale da animatore turistico in un campeggio sul Lago Trasimeno, in provincia di Perugia. Il padre del 33enne originario di Jesi è un ex carabiniere a cui per due volte è toccato di denunciare il proprio figlio: la prima quando ha scoperto che cercava di farsi assegnare nuove supplenze nelle scuole dopo che si era già macchiato del primo episodio di violenza; la seconda quando pochi giorni fa è evaso dagli arresti domiciliari e così lo ha fatto finire in carcere.