SAVERIO BARGAGNA
Calcio

"Restare uniti, così tutto è possibile"

Il campione brasiliano non ha mai dimenticato il nerazzurro: "La squadra deve affrontare ogni match come una finale"

Il campione brasiliano non ha mai dimenticato il nerazzurro: "La squadra deve affrontare ogni match come una finale"

Il campione brasiliano non ha mai dimenticato il nerazzurro: "La squadra deve affrontare ogni match come una finale"

La Serie A non è soltanto una categoria, ma un orizzonte che Pisa inseguiva da decenni. Oggi quella meta è di nuovo realtà e con essa riaffiora un sentimento antico, fatto di memoria e appartenenza. È la città intera che ritrova il suo posto nel calcio che conta e, insieme alla gioia della gente dell’Arena, torna a farsi sentire la voce di chi qui ha lasciato un segno indelebile.

Carlos Dunga non fu soltanto un calciatore di passaggio. Nel 1986 arrivò sotto la Torre per un’esperienza che sarebbe durata appena un anno, ma bastò per trasformarlo in una bandiera mai dimenticata. In nerazzurro conquistò spazio, convinzione e un trampolino che lo avrebbe proiettato fino al Mondiale con la Seleção. A distanza di quasi quarant’anni, il legame con Pisa non si è affievolito: dal Brasile manda una fotografia della maglia di allora e un messaggio semplice, sincero, affettuoso. "Grazie e força, Pisa".

Le sue parole raccontano la gratitudine di chi si sente ancora parte di una famiglia calcistica speciale. "Ho seguito anche la grande cavalcata dell’anno scorso e sono davvero felice per il traguardo raggiunto. E adesso, finalmente, è arrivato il momento di ritornare in Serie A". Non c’è nostalgia, ma un entusiasmo vivo che si accompagna a realismo: "Certo, il Pisa dovrà affrontare un campionato molto competitivo. Ma Pisa non è squadra con undici giocatori in campo. In campo scende un’intera città. Sarà questa forza, questa energia, questa grande unione a permetterci di conservare questa categoria".

Un richiamo all’identità collettiva che va oltre il rettangolo di gioco. Dunga insiste sul ruolo della comunità e del sostegno che sarà necessario nei momenti complicati. "Ci saranno grandi avversari, ma la salvezza non passa soltanto dai calciatori. Dobbiamo restare uniti nei momenti difficili, sostenere la squadra e insieme ce la faremo. Certo, poi i giocatori dovranno fare la loro parte". Per lui, il segreto è affrontare ogni sfida con lo spirito delle finali: "Non esistono partite vinte né perse a priori. Nulla è impossibile. Ogni sfida dovrà essere affrontata come se fosse una finale. Se facciamo così allora il traguardo della salvezza è possibile. Me lo auguro davvero".

Il tono è quello di un allenatore, ma la passione è quella del tifoso. "Sono legato a questa città che mi ha dato tanto. Mi ha permesso di esordire in Serie A facendo decollare la mia carriera. A Pisa ho conquistato un posto in Nazionale e mi sono sentito a casa. Io e la mia famiglia pensiamo sempre a voi con affetto. È stato solo un anno, certo, ma bellissimo e non posso dimenticarlo". Poi un pensiero che rende la testimonianza ancora più intensa: "Oggi penso anche a Romeo e a quei ragazzi degli anni ’80. Porto tutti nel cuore".

Quel cuore oggi batte lontano, ma resta ancorato a un ricordo indelebile. E guarda già al futuro, con un desiderio personale: "Spero presto di tornare. Mio figlio più piccolo non ha mai visto la Torre e probabilmente non sa neppure che ho vestito la maglia nerazzurra. È necessario che lo porti con me in città".

Così Pisa ritrova il suo posto e i suoi eroi. Dal Brasile alla curva dell’Arena il filo non si è mai spezzato: la Serie A è di nuovo casa, è di nuovo Arena.