
Juan Cuadrado, 37 anni, con M’Bala Nzola (29 anni) Foto Pisa Sporting Club
Affettuoso, generoso, allegro: sono soltanto tre degli aggettivi che potremmo utilizzare per descrivere – a primo impatto – l’impressione che genera Juan Cuadrado nelle persone che hanno la fortuna di incrociare la sua traiettoria di vita privata. Sono anche le tre migliori definizioni per inquadrare il soprannome col quale si è imposto all’attenzione degli appassionati di calcio di tutto il mondo: "Panita". Il 37enne colombiano, dopo aver girato l’intero globo con le casacche dei club in cui ha militato e della nazionale colombiana, ha scelto Pisa per rilanciare le proprie ambizioni di acciuffare l’ultima passerella con la "camiseta" dei "cafeteros" al Mondiale 2026. L’annuncio del suo ingaggio, a parametro zero dopo la naturale conclusione del contratto annuale siglato la scorsa estate con l’Atalanta, ha squarciato il terso cielo estivo sopra le nostre teste con la forza roboante di una tempesta tropicale. Il Pisa e i suoi tifosi accolgono un calciatore capace di sollevare al cielo, da attore protagonista e mai da comprimario, 6 scudetti (5 con la Juventus e 1 con l’Inter), 4 Coppa Italia con la Juventus, 3 Supercoppa Italiana (2 con i bianconeri, 1 con l’Inter), 1 Premier League e 1 Coppa d’Inghilterra con il Chelsea. Un bottino da far girare la testa a qualsiasi tifoso nerazzurro, conquistato attraverso 395 presenze in Serie A, 67 in Champions League e 116 con la selezione colombiana. Nonostante i centosettantasei centimetri di altezza, quindi, ci troviamo al cospetto di un gigante del calcio contemporaneo, il cui approdo in nerazzurro lascia ancora stupefatti.
"El panita" ha spiegato di aver scelto Pisa dopo una lunga trattativa con Davide Vaira e Giovanni Corrado, segnale non di una scarsa attenzione nei confronti della società nerazzurra, bensì l’esatto contrario: il colombiano aveva sul piatto diverse proposte tra le quali scegliere la migliore soluzione per disputare un’altra stagione da protagonista, e ha scelto lo Sporting Club perché fortemente convinto dal progetto presentatogli dalla dirigenza e spiegato nei dettagli da mister Gilardino. Tra le opportunità che si era presentate a Cuadrado c’era anche quella di fare ritorno trionfale in patria, all’Independiente de Medellin dove aveva avviato la sua carriera di calciatore. Niente da fare, il richiamo della Serie A e di una piazza affamata di calcio "vero" e giocate sopraffine ha fatto la differenza. Così il centro sportivo di San Piero a Grado e i rinnovati spogliatoi dell’Arena Garibaldi sono pronti a fare spazio all’ampio bagaglio di esperienze, ricordi e giocate che Cuadrado si porta dietro: dribbling, sterzate improvvise, folate sulla fascia destra e nel cuore della trequarti offensiva, visione di gioco panoramica e anche quel pizzico di "provocazione sorridente" tipica dei giocatori sudamericani più estrosi.
Cuadrado è anche un "marchio globale": i follower dei canali social ufficiali del Pisa sono letteralmente lievitati dopo il video nel quale il calciatore ha ufficializzato il suo ingaggio. Al "Panita" non fanno difetto neppure le spalle larghe e un carattere d’acciaio per affrontare fallacci dagli avversari e improperi dagli spalti.
Pensate che ai tempi della Fiorentina ha rifiutato il trasferimento alla Juventus imponendo al club gigliato un passaggio intermedio al Chelsea pur di non disintegrare con una semplice firma i rapporti costruiti con la tifoseria viola. Da piccolissimo, quando aveva appena 5 anni, assisté all’uccisione del padre per mano di un cartello della droga. E si ritrovò a seguire la mamma nelle piantagioni di banane per raggranellare gli spiccioli necessari a superare i morsi della fame. "El Panita" conosce il significato più puro dell’espressione: "Arrivare in vetta e godersi il panorama". Ma nonostante una carriera brillante ha ancora voglia di dimostrare quanto possa lasciare ancora il segno.
M.A.