"Trenta milioni per il Santa Maria. Le idee per gli spazi da recuperare"

L’ex direttore Pitteri: "In tre anni i visitatori da 53mila a 210mila. Divergenze sulle fiere con la giunta De Mossi"

"Trenta milioni per il Santa Maria. Le idee per gli spazi da recuperare"

"Trenta milioni per il Santa Maria. Le idee per gli spazi da recuperare"

Daniele Pitteri, ad Fondazione Musica per Roma e per tre anni direttore del Santa Maria della Scala, ricorda che il ’casus belli’ della rottura con l’amministrazione guidata da Luigi De Mossi fu proprio l’utilizzo degli spazi dello Spedale per eventi enogastronomici. "Entrai in servizio il 1° febbraio 2016 e lasciai il 31 gennaio 2019. Tre anni esatti".

Prima dell’addio che progressi ci furono nel cantiere?

"Quando arrivai l’idea prevalente era di recuperare gli spazi ancora chiusi dello Spedale. In realtà c’era un problema enorme sulle parti aperte, che non erano funzionali come avrebbero potuto essere. Prima bisognava completare quanto iniziato".

A che spazi si riferisce?

"Ai 20mila metri quadrati di Santa Maria che sono fruibili oggi. Eccetto la Corticella e la strada ristrutturate da poco. C’era bisogno dei sistemi antincendio e della messa in sicurezza dei luoghi. Prima potevano entrare solo 180 persone contemporaneamente. Abbiamo recuperato finanziamenti e risorse per creare le condizioni di sicurezza per aumentare la capienza da 180 a 1.800 persone. Una cifra più consona per un museo. Poi siamo intervenuti, grazie al Por Via Francigena, finanziamenti regionali per 10 milioni di euro. Siamo riusciti ad intercettarne circa 5 milioni per Siena".

Sono i finanziamenti rivendicati dall’ex sindaco Valentini?

"Esattamente. Con quei 5 milioni recuperammo una parte della strada interna, riaperta ora, e la copertura della Corticella. Ribadimmo, poi, che per gli altri spazi aperti serviva un progetto nuovo e trovare altri fondi".

Cosa fu fatto allora?

"Lavorando sull’idea del museo Santa Maria. Che non aveva una collezione di opere, doveva prenderle da altre parti. Per questo siglammo l’accordo con il Ministero per riunire la Collezione Spannocchi. Poi lavorai mesi per portare a Siena una collezione privata di arte contemporanea, accordo che portò a compimento il sindaco De Mossi".

E’ la famosa mecenate del Veneto, rimasta misteriosa?

"Io so chi è la signora, non posso dirlo per non rompere il vincolo. Dove sia la collezione non lo so; sono 400 opere che mettono insieme tutte le tendenze artistiche e i movimenti del secondo dopoguerra, con grandi nomi della pittura italiana".

Dovrebbe essere custodita in un caveau Mps a Padova...

"Non lo sapevo. Un altro accordo che facemmo fu il biglietto cumulativo con Opera del Duomo per aumentare il pubblico. In tre anni siamo passati da 57mila visitatori, con il 60% che entrava gratis, a 210mila biglietti, con l’87% a pagamento".

Perché fu sostituito?

"Una scelta legittima, il mio mandato era in scadenza e l’amministrazione mi propose una proroga di un anno. Poi le condizioni per restare non si crearono. C’era divergenza di opinioni tra me e la giunta sul fatto che il Santa Maria potesse ospitare negli spazi museali, come la Sala del Pellegrinaio, manifestazioni fieristiche su cibo e vino".

Accantoniamo Wine&Siena. Non crede sia urgente un nuovo progetto che decida cosa fare dei grandi spazi ancora da recuperare nello Spedale?

"Non c’è dubbio. Il vecchio obiettivo di portare lì la Pinacoteca non è attuale da anni. Con l’allora sindaco Valentini convenimmo che il Ministero non avrebbe mai portato quei capolavori al Santa Maria, proprietà del Comune. Tanto più che Palazzo Brigidi Bonsignori resterà al Governo solo se rimarrà Pinacoteca. La volontà era quella di farne un museo autonomo".

Dunque, cosa si può fare?

"Il problema di quegli oltre 100mila metri cubi da recuperare resta. Bisogna prevedere caffè più consoni, un deposito d’arte nello spazio che Canali vedeva come ristorante. E poi uffici, laboratori, aule, un cine auditorium nello spazio più grande".

Resta il problema soldi...

"Io avevo pensato a un’Istituzione Santa Maria, per arrivare poi alla Fondazione che non avesse solo il Comune come socio".

Quanti soldi servirebbero?

"Le faccio un calcolo a spanne. Ci vogliono 1.500 euro a metro quadro per ristrutturare un appartamento in centro. Moltiplichi per 20mila metri quadri e otterrà 30 milioni, la cifra base".