Rinascita del borgo di Megognano. Nuova luce grazie alla famiglia Brini

Una suggestiva zona torna in vita con strutture di assoluto livello e importanti occasioni di lavoro

Rinascita del borgo di Megognano. Nuova luce grazie alla famiglia Brini

Rinascita del borgo di Megognano. Nuova luce grazie alla famiglia Brini

Rivive il borgo di Megognano. Percorrendo la Cassia da Poggibonsi, prima di Bellavista, un cartello sulla sinistra indica una strada bianca in salita. Qualche centinaio di metri ed ecco uno dei luoghi della memoria più cari alla comunità, in una posizione collinare che si configura come uno splendido balcone sulla Valdelsa e oltre. E’ andata in porto, tramite atto notarile, l’unificazione delle proprietà tra gli eredi della famiglia Brini, che nell’arco dei secoli hanno legato il loro nome alle attività della fiorente fattoria capace di abbracciare, ancora negli anni a cavallo tra Otto e Novecento, un’ampia area geografica tra le province di Firenze e Siena. Un albero genealogico di professionisti illustri e anche di artisti, come il quotato pittore Carlo Brini, nato a Poggibonsi nel 1825: a ciascuno il suo posto d’onore, all’interno della cappella gentilizia di Megognano. Adesso dunque una fase di ristrutturazioni a largo raggio: cinque appartamenti costituiscono il nucleo di un agriturismo e si punta a creare una location per matrimoni, eventi, feste e convegni. E una sorta di museo dell’agricoltura con l’esposizione di attrezzi del periodo in cui Megognano offriva opportunità di lavoro a tanti addetti, nei campi, nelle cantine, nelle tinaie, nelle stalle. Persone che vivevano perlopiù in quella estensione che era arrivata a comprendere fino a 36 poderi, dai dintorni di Poggibonsi alle porte del Chianti. L’attuale superficie, 50 ettari, appartiene adesso a Giuliana Brini, Luigi Franchetti e Flaminia Migone: "Megognano era un paesino, quasi con una sua autonomia – raccontano, basandosi su testimonianze tramandate dagli avi – nel senso che tutto veniva prodotto ‘in proprio’. Qui avevano sede una fornace per i laterizi, le botteghe del fabbro, del falegname. E l’azienda era strutturata secondo ruoli ben precisi: il fattore, il sottofattore e l’operaio di fiducia, in gergo il ‘terz’omo’. Vogliamo dare slancio all’idea di sentir battere il cuore di una località che esercita un notevole charme per chi giunge da fuori". E anche Poggibonsi dovrebbe riscoprire una delle sue frazioni di campagna più amate. Ne è convinto Franco Grassini, regista dell’operazione di compravendita col suo marchio immobiliare, Omida Consulting. "I giovani non sanno di Megognano – osserva – eppure è un simbolo per la cultura del territorio". A Megognano si trova la chiesa di San Pietro e i più attempati ricordano con affetto la figura del parroco, Don Francesco Pratelli (1880-1950), detto "il prete Cecco": una guida spirituale e un riferimento come studioso e storico. Ora riprendono a marciare le lancette e il borgo può prepararsi a rivivere.

Paolo Bartalini