"Rinascimento Mps, punto di svolta. Utili a 2 miliardi e dividendi a 0,25"

L’ad Lovaglio illustra il bilancio record nella storia della banca. "Ripartiti grazie al talento delle persone. Lo zaino dei contenziosi legali si è alleggerito. Patrimonio solido, tante opzioni per il capitale in più".

"Rinascimento Mps, punto di svolta. Utili a 2 miliardi e dividendi a 0,25"
"Rinascimento Mps, punto di svolta. Utili a 2 miliardi e dividendi a 0,25"

Un utile netto di 2 miliardi e 52 milioni di euro. Un ritorno anticipato ai dividendi, due anni prima del target di piano industriale: 25 centesimi ad azione che si tradurranno per il Ministero dell’Economia e Finanze in un regalo inatteso di più di 125 milioni di euro per il 39% del capitale del Monte. E anche per la Fondazione Mps, che con lo 0,4% incassa 1 milione e 250 mila euro, che andranno a rimpinguare gli utili distribuiti al territorio. I ratios patrimoniali, talmente solidi da issare il Monte ai vertici del sistema con il 18,1% di Cet1 Ratio. E poi ancora, risultato operativo lordo pari a 1.954 milioni di euro, un rapporto costi/ricavi sceso al 49%, mentre nel dicembre 2022 era al 68%.

I risultati del 2023 di Banca Mps "sono un punto di svolta e un passaggio decisivo nei confronti degli stakeholder, un cambiamento dovuto a persone di talento e alla disciplina gestionale. Abbiamo riportato in vita le nostre tradizioni e il patrimonio per servire famiglie e imprese grazie a un modello integrato". L’ad Luigi Lovaglio, il principale protagonista della stagione della rinascita di una banca con 550 anni di vita alle spalle, veste i panni di un capitano di ventura, di un navigatore capace di riportare la nave Mps a veleggiare con il vento in poppa, dopo un decennio passato in mezzo alle tempeste e alla deriva.

"Adesso Montepaschi è ripartita. Qualcuno ha definito la nostra evoluzione come un Rinascimento. Non so se si possa parlare di Rinascimento, ma abbiamo creato le condizioni giuste affinché questo si verifichi - ha detto Lovaglio agli analisti -. Abbiamo fatto il nostro dovere portando un peso notevole sulle nostre spalle legato ai contenziosi legali. E’ stato come scalare una montagna con uno zaino molto pesante. Adesso il nostro zaino si è alleggerito notevolmente e riteniamo di poter accelerare il passo. Vogliamo rafforzare la vocazione di banca commerciale semplice e chiara".

Ogni capitolo merita una nota a margine. Prendiamo le cause legali, lo zaino una volta pesantissimo. Nel bilancio il petitum per rischi straordinari è sceso, dopo la raffica di assoluzioni agli ex vertici, da 4,1 miliardi a 890 milioni di euro. Per questo gli utili 2023 hanno beneficiato di 466 milioni di euro di accantonamenti per rischi legali sbloccati. Ma ci sono altri 450 milioni di euro, le richieste del contenzioso Alken (sì, quelle del Torquemada Giuseppe Bivona), oggetto di una sentenza della Corte d’Appello di Milano, che le giudica infondate. Un’altra bella riserva per gli utili nel 2025.

Anche i dividendi dovrebbero raddoppiare l’anno prossimo, attestandosi sui 600 milioni, in base di una ’policy sulle cedole’ che prevede di distribuire il 50% dell’utile ante imposte. "Abbiamo varie opzioni per utilizzare il capitale in eccesso - ha aggiunto l’ad Lovaglio riferendosi al Cet1 al 18,1% - ad esempio all’interno delle partnership che già abbiamo". Automatico lo sguardo all’alleanza di bancaassicurazioni con i francesi di Axa: la joint venture scadrà nel 2027, riacquistare le quote costerebbe meno di un miliardo. Ma ci sarebbero più margini per commissioni nei bilanci, e soprattutto, più libertà nelle manovre per la ricerca di un partner. Bper, con Unipol socio forte, è la prima candidata alle nuove nozze. Ma anche Banco Bpm con Credit Agricole, anche se c’è da guardarsi da UniCredit.

Sulla riduzione della quota di capitale detenuta dal Tesoro e su eventuali fusioni o risiko finanziari, l’ad Lovaglio rimanda al Ministero dell’Economia. Lo Stato, sceso al 39% a novembre, dovrà alleggerire ulteriormente la sua quota vorrà trovare un partner per la banca. E per le nozze, il Monte porterà in dote anche quei 2 miliardi e 600 milioni di detrazioni fiscali differite. A fine febbraio scadrà il lock up deciso dal Tesoro, dopo la vendita del 25% delle azioni. Ieri anche la Borsa ha brindato al Monte: il titolo è salito del 5,54% arrivando a quota 3,56 euro.