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Quell’ultimo saluto a Italo Calvino. La luce nella Sala del Pellegrinaio

Una foto una storia Lo scatto memorabile di Augusto Mattioli, poco prima dei funerali di Stato dello scrittore

Quell’ultimo saluto a Italo Calvino. La luce nella Sala del Pellegrinaio

Una pagina di storia, di letteratura e di memoria nello scatto di Augusto Mattioli. E’ il 20 settembre 1985, da un giorno è scomparso lo scrittore Italo Calvino. Il Santa Maria della Scala, ancora in parte ospedale, è testimone della sua morte avvenuta a 61 anni. Era stato colto da un ictus nella sua villa A Roccamare, Castiglion della Pescaia. Si era tentato di tutto, compresa una laboriosa operazione al cervello ma non c’era stato niente da fare. E proprio nella località marittima è poi tornato a riposare.

L’impressione della immagine, colta al volo da Mattioli, mette insieme la severità architettonica con quella impalpabile della morte. Severità che si accompagna al ricordo, di una città al centro del mondo e con tutti a ripensare alla statuaria forza della sua scrittura. Ed eccolo anche lui, avanti la luce che testimonia una speranza, oltre quello che Catullo chiamava l’unica notte eterna da dormire.

Mi è venuta in mente una sua emblematica frase: "Cercavo una nuova immagine del mondo che desse un senso a questo nostro grigiore e valesse tutta la bellezza che si perdeva, salvandola: una nuova faccia del mondo". Gli scrittori lanciano sassi nell’acqua, cerchi concentrici che si allargano e toccano la riva. Calvino ancora diffonde i suoi scritti: "Dura destino e l’avere un destino", ed il suo è quello di restare, oltre quel corpo che si staglia solo e immobile nella foto. Del resto, lui lo sapeva bene, la letteratura è asservita solo alla verità, tanto che oggi possiamo dire a quasi quarant’anni dalla morte, che con lui la scrittura ha reso il mondo meno solitario, che l’importante non è solo quello che si narra, ma come lo facciamo.

Lo abbiamo studiato, interpretato: uno dei pochi viventi che era già mito: la metafora eterna delle fiabe, il fertile periodo combinatorio, e crescere per adolescenza e libri come "Il castello dei destini incrociati" è un privilegio non da tutti. E il mito era lì, pronto ad ascoltarci. Con lui ho compreso il vero senso di libri eterni come "Le mille e una notte", quello che il mondo usa ripetersi attraverso i suoi figli prediletti e sensibili. Quella luce che appare nella foto non sappiamo cosa realmente significhi. Il tempo è leggero: ma cos’è la luce? Cosa in realtà significa? Sappiamo solo coglierne spaventati la misteriosa profondità.

Massimo Biliorsi