Laura Valdesi
Cronaca

Ondata di migranti a Siena. Chiusa l’inchiesta della Dda

Venivano accolti in case del centro. Associazione a delinquere per 4 indagati

Il pm Siro De Flammineis

Il pm Siro De Flammineis

Siena, 27 agosto 2024 – L’indagine sull’affare migranti, pakistani fatti arrivare in massa a Siena attraverso la rotta balcanica ed ospitati in case del centro storico, è chiusa. L’avviso di conclusione dell’inchiesta è stato notificato sia agli indagati che si trovano tuttora in carcere – a partire dal presunto promotore dell’associazione a delinquere difeso dagli avvocati Michele Passione e Beniamino Schiavone –, sia agli altri suoi connazionali coinvolti. Tutti ben radicati nel territorio, persone che lavorano. Molto diversi dai tanti pakistani che tuttora attendono a Siena di sbrigare le pratiche burocratiche all’ufficio della questura in via delle Sperandie.

Una vicenda, come aveva evidenziato il pm Siro De Flammineis che sostiene l’accusa con la collega della Dda di Firenze Cristine von Borries e il procuratore aggiunto Luca Tescaroli che ora guida però la procura di Prato, "solo piccola parte di un fenomeno molto più ampio e complesso che coinvolge più stati interessati dal passaggio migratorio". L’indagine era iniziata perché la polizia aveva cominciato a chiedersi come mai, in pochi mesi, Siena era diventata la quinta città in Italia per afflusso di pakistani. La Mobile aveva scavato fino a delineare una presunta organizzazione dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina attraverso la rotta balcanica. Il blitz era scattato nel marzo scorso, nove le persone coinvolte. Tutti pakistani. Secondo quanto ricostruito dalla Dda insieme al sostituto De Flammineis, il meccanismo era collaudato. Si pensava a come farli arrivare dall’estero, naturalmente dietro il pagamento di cifre che andavano, per esempio, dai 2500 ai 6mila euro a testa. Tutti erano sprovvisti di permesso di soggiorno. Di solito attraversavano l’Iran, la Turchia, la Grecia e la Bosnia proseguendo fino a Gorizia. Da qui andavano alla stazione di Firenze dove qualcuno della presunta organizzazione li prendeva per portarli a Siena. Non stavano per strada, ma in appartamenti centralissimi, a due passi da Piazza del Campo. Venivano istruiti sulle pratiche da sbrigare in questura. Fra i reati contestati a vario titolo ai nove indagati anche quelli di rapina perché pretendevano dai connazionali in attesa di asilo altro denaro. E se non lo consegnavano ricorrevano all’uso della forza, picchiando i migranti in un caso addirittura con il tirapugni. Ad accelerare l’inchiesta era stata una presunta rissa in un treno alla stazione, due pakistani erano ricorsi alle cure mediche. E alla polizia avevano raccontato della fuga da un appartamento del centro storico perché non volevano sottostare ad angherie, né consegnare il denaro. Gli altri indagati sono difesi dagli avvocati Serena Borghigiani, Letizia Bartolucci dello studio Passione, Monica Barbafiera e Angelo Bianchi del foro di Como.