
Don Enrico Grassini, direttore dell’Ufficio Beni culturali ecclesiastici, ricorda bene le traversie dei progetti e delle idee che in 20 anni hanno caratterizzato la storia dell’Istituto Santa Teresa. "Ero in seminario quando l’arcivescovo Bonicelli lanciò la proposta di portare lì le istituzioni culturali diocesane - dice don Enrico - dalla biblioteca agli archivi, dal seminario all’istituto di scienze religiose. Il progetto si arenò perché c’era una Fondazione, retta anche da Comune e Provincia, che sollevò obiezioni pratiche su quell’idea, a partire dalle difficoltà di ospitare tante funzioni all’interno della ztl. Non era una questione di soldi, in quegli anni c’era la Fondazione Mps che era ricca".
Con l’arrivo dell’arcivescovo Buoncristiani i progetti sul Santa Teresa cambiarono prospettiva. Ci furono diverse ipotesi di destinazione, da casa di riposo a studentato, da residenziale a ricettivo. "Ma non si arrivò mai a una proposta di acquisto - precisa don Enrico - e l’interesse principale era trasformarlo in albergo o appartamenti. Quel palazzo è il simbolo più prestigioso della Belle époque a Siena, ci sono molte opere del Partini, a cominciare dalla scalinata. Con i francesi di Artea stiamo curando la tutela dei beni culturali, molti dei quali, come gli arredi della cappella e le suppellettili liturgiche resteranno alla Fondazione Santa Teresa. I pezzi pregiati di mobilio e altri oggetti storici di fine Ottocento, rimarranno vincolati, non potranno essere venduti".
Don Enrico Grassini legge il contratto tra arcivescovo e Artea come "una grande opportunità per la città, che potrebbe avere un polo congressuale internazionale in grado di riportare Siena a livelli europei e di aprirsi molto di più. Come direttore dei beni culturali, l’acquisto del Santa Teresa rappresenta l’opportunità per rivalorizzare un palazzo storico inserito in un contesto di grande valore architettonico come la zona di Castelvecchio. Dove convivono in armonia edifici diversi di epoche lontane".
Il precontratto firmato dal cardinale Lojudice, oltre alla destinazione a fini congressuali, direzionali e ricettivi del Santa Teresa, è accompagnato anche da un impegno per reinvestire i 2 milioni e 300 mila euro della vendita. Fondi che andranno ad attività per "la formazione dei giovani nello sport, nella cultura e nel settore ludico-ricreativo". Un impegno preso lo stesso giorno in cui le classifiche sulla qualità della vita inchiodavano Siena agli ultimi posti per i giovani.
"Il recupero del Santa Teresa, tramite la cessione ai privati, è uno dei tanti risultati concreti prodotti dall’approvazione del piano operativo - è il commento dell’assessore all’urbanistica Francesco Michelotti che prova a mettere il cappello sull’affare -. Grazie al nuovo strumento urbanistico al quale abbiamo lavorato su indicazione del sindaco De Mossi, stiamo aprendo alla possibilità di recuperare diversi spazi e riqualificarli, mettendoli di nuovo a disposizione della comunità. Il Santa Teresa – aggiunge Michelotti – è un altro risultato importante che registriamo, nell’ambito dei grandi contenitori edilizi. L’eredità politica delle precedenti amministrazioni è stata difficile da gestire. In questo caso abbiamo accolto le osservazioni della Curia e della Fondazione Santa Teresa per l’acquisizione degli spazi e la loro destinazione, di alto profilo direzionale e congressuale. Va in porto un altro obiettivo che l’amministrazione si era posta".