
La protesta:: "Stop violenze in Bangladesh"
Dopo Roma anche a Siena la comunità di studenti provenienti dal Bangladesh è scesa in piazza per accendere l’attenzione sui massacri che stanno avvenendo nel loro Paese ai danni degli universitari. Da inizio luglio, infatti, gli studenti stanno protestando contro un sistema di quote per l’accesso alla pubblica amministrazione che riserva il 30% dei posti di lavoro ai figli e ai nipoti dei veterani della guerra di liberazione dal Pakistan. Nel pubblico ci sono quindi solo tremila posti disponibili all’anno. Il 15 luglio è iniziata la repressione della protesta da parte del governo di Dhaka. "Oltre 300 studenti sono morti in Bangladesh finora, mentre stavano manifestando e protestando pacificamente contro le quote per i lavori pubblici – ha spiegato Rahat Hossain, rappresentante della comunità di studenti dell’Università di Siena provenienti dal Bangladesh –. Il governo ha represso brutalmente le protesta, la polizia sta uccidendo gli studenti senza motivo, gli scontri sono iniziati da una settimana".
In piazza Tolomei una trentina di persone ha animato la manifestazione con slogan e cartelloni. "Supportiamo i nostri colleghi in Bangladesh, siamo totalmente d’accordo con le loro proteste e riteniamo inaccettabile la repressione attuata dal governo – ha detto Hossain –. Ci sono state tante morti innocenti, vogliamo giustizia: sono studenti, non terroristi e criminali. Il Bangladesh è un paese democratico dovremmo avere il diritto di manifestare e dire ciò che vogliamo, ma il governo ci sta silenziando, noi non possiamo tollerarlo. Vogliamo un paese democratico e senza privilegi". E.R.