Siena, 23 maggio 2019 - Prima lo schianto, poi le grida di aiuto. I primi a correre sul luogo dell’incidente per prestare soccorso ai passeggeri del pullman turistico precipitato tra Monteriggioni e Badesse lungo la Siena-Firenze sono stati il titolare della ditta Essepi Giacomo Pini e i due operai Daniel Aurel Popovich e Omar Silla. Terribile il bilancio, un morto e 37 feriti.  (Leggi: la dinamica e le indagini). L'autista del bus è stato arrestato per omicidio stradale. 

"Eravamo al lavoro qui nella zona – spiegano i tre boscaioli – quando abbiamo sentito un rumore fortissimo e siamo corsi a vedere cosa era successo". Dinnanzi a loro, sulla ripida scarpata che confina con l’Autopalio, il pullman turistico a due piani volato giù dalla carreggiata: è rovesciato su un fianco.

Il pullman distrutto e i soccorsi (Foto Dipietro)

"La gentre urlava, c’era sangue ovunque", dicono i tre eroi per caso che non si sono persi d’animo e sono corsi a prendere la motosega con cui fino a pochi muniti prima stavano tagliando i boschi della zona: "Prima abbiamo rotto con un sasso i vetri dell’autobus a due piani, poi abbiamo aiutato la gente del piano superiore a uscire – spiegano –. Tutti urlavano ‘help me, help me’, ma noi eravamo solo in tre... ".

In attesa dei soccorsi subito allertati, i tre boscaioli non hanno perso tempo e, tagliando le lamiere del pullman con la motosega, sono riusciti a liberare altri turisti. "I primi ad arrivare sono stati i vigili del fuoco – racconta Pini –. Noi siamo riusciti a entrare dentro l’autobus, ma qui abbiamo trovato molte persone intrappolate. Parlavamo loro in italiano, dicendo di resistere, perché presto sarebbero arrivati i sanitari, ma sono russi e comunicare non era facile...".

A complicare la situazione, il fatto che alcuni turisti, dopo essere stati sbalzati fuori dal finestrino, erano rimasti con le gambe incastrate sotto l’autobus: "Abbiamo scavato con le mani – le parole di Popovich – per creare lo spazio necessario a liberare la gente. A un certo punto una ragazza mi ha preso la mano e mi ha fissato. Era il suo modo per chiedermi di non abbandonarla. La ho rassicurata, dicendole che non l’avrei lasciata sola. E ho continuato a scavare".

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Anche Omar, 21 anni, il più giovane del gruppo, arrivato dalla Guinea per crearsi una nuova vita in Italia, è sconvolto: "Io stavo camminando lungo la strada sterrata per raggiungere i colleghi nel bosco. Ho sentito il botto e ho subito capito che era successo qualcosa di grave. Per fortuna le piante hanno fatto da cuscinetto al pullman, attutendo l’impatto con il suolo, altrimenti sarebbe stata una carneficina".

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I tre operai hanno continuato a scavare e soccorrere i turisti russi accanto a vigili del fuoco, personale sanitario, forze dell’ordine e Protezione civile, incuranti del rischio che il pullman potesse prendere fuoco. "Non abbiamo fatto niente di speciale – dicono in coro allargando le braccia e osservando la motogru dei pompieri mentre solleva l’autobus –. Chiunque al nostro posto si sarebbe comportato nello stesso modo". Prima di raggiungere le famiglie a casa per l’ora di pranzo lanciano un ultimo sguardo triste al via-vai dei soccorritori ancora al lavoro e sussurrano: "Una persona è morta, ma sarebbe potuta andare molto peggio".