MASSIMO BILIORSI
Cronaca

Fabrizio De André e Mauro Pagani: il leggendario concerto al Cinema Teatro Metropolitan

Un viaggio nel tempo al concerto di De André e Pagani del 1993, un momento storico per la musica italiana.

Fabrizio De Andrè, alle sue spalle Mauro Pagani, nella foto di Augusto Mattioli

Fabrizio De Andrè, alle sue spalle Mauro Pagani, nella foto di Augusto Mattioli

Questa foto racconta una pagina importante della musica italiana, un connubio fra i più riusciti. Cinema Teatro Metropolitan, quello dai mille posti, una sorta di auditorium che la città non ha mai avuto. È il 9 marzo 1993 e per due sere si esibisce Fabrizio De André con il tour ’Il concerto 1992-1993’. Ecco che Augusto Mattioli coglie il cantautore genovese con poco più addietro Mauro Pagani: il senso di un fantastico sodalizio. Faber un passo più avanti perché interprete e poco distante Pagani, l’autore musicale dei suoi due ultimi album fondamentali, ’Creuza de ma’ e ’Le nuvole’.

Anche il musicista di Chiari, al pubblico con il suo ’Passa la bellezza’. Lo sguardo di Pagani accompagna l’esibizione di De Andrè, sembra quasi proteggerlo, difenderlo. La serata fu indubbiamente storica. La scaletta prevedeva nel primo tempo tutta una serie di figure femminili, da ’L’infanzia di Maria’ a ’Bocca di rosa’, mentre il secondo offriva spazio ai personaggi maschili, da ’Megu Megun’ a ’Sidun’ con la parentesi di ’Andrea’, con l’introduzione parlata di De Andrè chiamata i ’Figli della luna’. Per Pagani la serata pubblica era iniziata qualche ora prima in un incontro all’Università per stranieri di Siena, organizzata da Serena Bruttini che dirigeva la biblioteca di quella istituzione.

Un modo per raccontare tutta una carriera fatta di grandi spunti e di assoluta coerenza artistica e intellettuale. Per il violinista ex Pfm fu uno dei primi approcci alla città, dove aveva già suonato varie volte con il gruppo di Mussida e Di Cioccio e accompagnando Vecchioni e Fortis. Poi arrivarono, dal 2001 in avanti, le undici edizioni del Festival ’La Città Aromatica’ voluto dal sindaco Maurizio Cenni e quindi divenne di casa fra queste mura. Ma ecco una bella immagine che fa storia ma anche un po’ di rimpianto, per quello che riuscivamo ad ascoltare in città, per il grande rock e la musica d’autore che, soprattutto d’inverno, sono ormai scomparsi da questi lidi.

Non è sentimentalismo ma una ’mai rassegnata’ visione dei fatti. Guardiamo questa immagine e immaginiamoci le note che scorrono: la voce profonda di De Andrè, il bouzuki e il violino di Pagani, le chitarre di Ascolese e di Cordini, la batteria di Bandini, le tastiere di Martellieri, il basso di Michelatti, le percussioni di Naco, i fiati di Parisi, le voci delle coriste Colace e Melone.