E’ guerra di consulenze su due aspiranti jihadisti

La coppia di fidanzati, nei guai dopo il blitz dei Ros, ha chiesto il rito abbreviato. Depositata una perizia per capire se poteva essere realizzato esplosivo.

I fidanzati finiti nei guai dopo il blitz compiuto dai Ros in un paese alle porte di Siena hanno chiesto attraverso i propri legali, nell’udienza preliminare in corso a Trento, di essere giudicati con rito abbreviato. Questa la novità emersa ieri su un caso molto delicato sul quale aveva sollevato il velo, nel giugno 2022, l’operazione dei carabinieri. Il pm Davide Ognibene è convinto che il giovane, 21enne, fosse una sorta di lupo solitario che, apparentemente irreprensibile sul lavoro, in realtà studiava da jihadista. E si preparava a compiere addirittura un attentato anche se poi non è mai entrato in azione. Quanto alla giovane, che vive nella nostra provincia, 19 anni, come noto è nipote di un imam radicalizzato, secondo gli investigatori. Parente acquisito del padre ma che dal 2019 non abita più in Italia poiché è stato espulso dal nostro Paese. A difendere la ragazza, che si sarebbe innamorata del 21enne che però vive nel Trentino, è l’avvocato Danilo Lombardi mentre il giovane, che ha ripetuto più volte di non voler far del male a nessuno, è assistito da Marcello Paiar. "L’estraneità della mia assistita era stata riconosciuta anche dal gip che non aveva convalidato il fermo, liberandola", aveva evidenziato Lombardi nel febbraio scorso. Alla ragazza (sarebbero sposati ma solo in moschea per cui formalmente è fidanzata) si contesta di aver promosso, insieme al giovane, l’associazione internazionale con fini terroristici , lo Stato islamico appunto, in quanto avrebbe rafforzato e incoraggiato i propositi del 21enne kosovaro.

Oltre alla richiesta di rito abbreviato, è stata depositata dalle difese una perizia sul materiale trovato all’uomo con cui, secondo la procura, poteva realizzare esplosivo. Una seconda che attiene alla configurabilità del reato contestato all’uomo di addestrarsi ad attività con finalità di terrorismo, imparando a maneggiare sostanze nocive e pericolose che avrebbe preso e custodito. Secondo la difesa limitarsi ad una semplice attività di raccolta dei dati oppure a palesare le proprie scelte ideologiche non basta. La prossima udienza si svolgerà a febbraio quando dovrebbero essere ascoltati tutti i consulenti sul delicato nodo del materiale ritenuto dagli investigatori esplosivo.

Laura Valdesi