
Un momento dello spettacolo ai Rinnovati, foto di Daniela Neri
La tradizione incontra il contemporaneo in un’equa bilancia tra antico e nuovo, offrendo uno spettacolo di teatro musicale molto articolato ma fruibile che ha gettato un ponte tra autori di ieri e di oggi. A Siena, in un gremito Teatro dei Rinnovati, con la ‘Giuditta/Medusa’ è andata in scena un’originale e interessante doppia proposta. Un allestimento in esclusiva nell’àmbito del Chigiana International Festival 2025, "Derive", costruito nella forma di un dittico scenico che accosta La Giuditta di Alessandro Scarlatti, nel 300° anniversario della scomparsa, alla prima italiana di Medusa, nuova opera appositamente commissionata al compositore francese Yann Robin, su libretto di Elisabeth Gutjahr.
Due ore di rappresentazione che hanno regalato al pubblico un lungo momento carico di emozionanti sorprese, calate in un’atmosfera di chiari e scuri, suggestivi giochi di luce e nebbie generate da smoke/fog machine, tra dissonanti moderni suoni e consonanti antiche armonie. I cambi di scena avvengono tutti a sipario aperto, in una scenografia essenziale tagliata da pannelli scorrevoli.
Nuova coproduzione, frutto della sinergia fra Accademia Chigiana e Università Mozarteum di Salisburgo. Ottimi gli interpreti e gli orchestrali. L’allestimento de La Giuditta, oratorio in due parti di Alessandro Scarlatti, nella versione "di Cambridge" su testo di Antonio Ottoboni, ha visto il soprano Anastasia Fedorenko nella parte di Betulia, accompagnata da Sveva Pia Laterza, mezzosoprano, nel ruolo della nutrice e da Lucas Pellbäck, tenore, nel ruolo di Oloferne. La partitura strumentale a cura della Barockorchester der Universität Mozarteum, diretta da Vittorio Ghielmi. Medusa ha accolto sul palcoscenico, Sveva Pia Laterza Fillide mezzosoprano, Dominik Schumertl Caravaggio basso, Anastasia Fedorenko Angelus Novus soprano. Accompagnati da ARCo Ensemble guidato da Kai Röhrig. Regia di Florentine Klepper. "Se Giuditta ci parla da un tempo lontano, Medusa ci parla dal futuro del mito – spiega Nicola Sani, direttore artistico della Chigiana –. Due opere profondamente diverse si intrecciano in un’esperienza teatrale unica, che attraversa i secoli e li mette in comunicazione".