
L’incontro con la neuroscienziata Leor Zmigrod e lo psicologo Massimo Cirri. Come ogni anno una città vitale ha saputo dare la parte migliore di sé . grazie anche ai tantissimi giovani volontari che hanno assistito il pubblico.
Dopo la pioggia battente delle prime ore della mattinata, le nuvole hanno via via lasciato spazio all’azzurro intenso del cielo e il sole ha potuto così illuminare la seconda intensa giornata del Festival della Mente. Dopo la prima serata ricca di appuntamenti e emozioni, anche ieri mattina il centro storico di Sarzana è tornato a popolarsi di una meravigliosa folla di persone assetate di conoscenza che, con passo veloce e programma alla mano, si spostavano frettolosamente da un punto all’altro per prendere parte agli incontri. E i tantissimi giovani volontari, con le loro magliette bianche e i loro sorrisi sinceri, li hanno indirizzati nella giusta direzione.
Come ogni anno una città viva e vitale ha saputo dare la parte migliore di sé e tutto il tessuto sociale si è messo in moto per prendere parte attiva e celebrare la ventiduesima edizione del Festival. Al cinema Moderno un incontro sorprendentemente interessante ha dato il via al ciclo di incontri della seconda giornata: la neuroscienziata Leor Zmigrod, in dialogo con lo psicologo e voce di Caterpillar Massimo Cirri, ha parlato dell’intreccio invisibile, ma tangibile, tra la biologia del nostro cervello e le ideologie e su come i pensieri stringenti abitano il nostro corpo e lo modificano. "Le ideologie ci offrono un sistema di regole e un modo di vedere il mondo piuttosto semplificato e seducente – ha spiegato la neuroscienziata inglese -. Ci confortano, ma possono trarci in inganno perché troppo semplicistiche. Il cervello cerca di prevedere cosa potrebbe succedere, da qui il nostro bisogno di un racconto accurato che rispecchia la realtà. Il desiderio di chiarezza ci può spingere verso un’ideologia, ma è anche lo stesso desiderio che ci può fare uscire da un pensiero ideologico. Può fare insinuare il dubbio, che può portare a comprendere che la realtà è molto più complessa di quella contenuta nelle ideologie".
Dai test per misurare la flessibilità o la rigidità del pensiero, fino alla correlazione tra la dopamina e il pensiero ideologico. Il legame tra la produzione di dopamina e il pensiero rigido è stato riscontrato stato riscontrato – precisa Leor Zmigrod – ed esiste quindi una traccia biologica che ci consente di capire se siamo predisposti al pensiero ideologico. Ci si chiede se il cervello che abbiamo abbia un impatto sul nostro atteggiamento nei confronti di un’ideologia o se avere un’ideologia rigida avrà un impatto sul nostro cervello. Ma l’aspetto fondamentale è come entra in gioco il concetto di libertà: si può avere la predisposizione ideologica, ma si può anche scegliere di pensare in modo differente. E questo può modificare la fisiologia e la biologia del nostro corpo. Pensare in modo flessibile resta una nostra scelta".
Terminato l’incontro, procedendo verso la centrale operativa del Festival della Mente, posizionata all’interno di palazzo civico, impossibile non fermarsi in piazza Luni, dove accanto al furgone di FurgoMytho – progetto nato dal desiderio di ricordare il piccolo Giulio che amava la mitologia greca e la raccontava con leggerezza e ironia nei podcast della web radio indipendente - Radio Rogna raccoglie in diretta le testimonianze del pubblico e intervista i relatori e le relatrici del Festival. Bagno di folla anche nell’atrio di palazzo Roderio dove i partecipanti al Festival della Mente hanno la possibilità di acquistare i tanti libri dei relatori di questa edizione, grazie al punto libreria allestito dalla Mondadori.
Elena Sacchelli