Prato, prorogata fino a gennaio la mostra “L’albero degli zecchini"

L'esposizione di Palazzo Pretorio ha richiamato dalla sua inaugurazione oltre 5mila visitatori

Un'immagine della mostra
Un'immagine della mostra

Prato, 17 novembre 2023 - La mostra “L’albero degli zecchini. Moneta e mezzi di scambio alternativi: dalle origini a un futuro da comprendere”, realizzata dalla Fondazione Istituto Internazionale di Storia Economica “F. Datini” in collaborazione con il Museo di Palazzo Pretorio, è stata prorogata fino al 6 gennaio 2024, quando invece sarebbe dovuta terminare il 19 novembre. Ma lo straordinario interesse, soprattutto delle scuole, e il buon andamento di afflusso di pubblico (dal 15 maggio, giorno dell'inaugurazione, si sono registrati 5.349 visitatori) hanno spinto gli organizzatori e il Museo di Palazzo Pretorio a spostarne la data di chiusura, di modo che possa essere visitabile anche a dicembre e durante le prossime festività.

Un successo importante per la mostra (inedita, la prima nel suo genere in Italia), che si avvale della collaborazione della Banca d’Italia, dell’Archivio di Stato di Prato, del Museo del Tessuto, del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, della Direzione Regionale dei Musei della Toscana e della famiglia Bernocchi. Collocata al piano terra del Museo di Palazzo Pretorio, nelle sale che un tempo erano parte del Monte di Pietà, l’esposizione curata da Angela Orlandi compie un lungo viaggio all’interno dell’affascinante tema del denaro nella storia, e accompagna il visitatore attraverso un percorso che si articola in varie sezioni: dagli oggetti che possono essere definiti come “moneta prima della moneta”, fino a strumenti virtuali come il denaro elettronico e digitale; un lungo excursus nel tempo, un racconto fatto di episodi scelti tra documenti e oggetti conservati in collezioni pubbliche e private, oltre che nei ricchi archivi e musei cittadini.

Per l’occasione, la Banca d’Italia ha dato in prestito manufatti di una collezione mai mostrata prima, fatta di mezzi di scambio premonetali, che anticipano l’utilizzo della moneta stessa: reperti di ogni tipo, conchiglie, armi e gioielli provenienti da tutti i continenti. L’arrivo della moneta coniata è rappresentato invece dallo statere realizzato in Turchia tra VI e IV secolo a.C., dal denaro di Carlo Magno, che introdusse la lira nel suo impero, e da altri esemplari d’argento. Grazie alla preziosa collaborazione dell’Archivio di Stato di Prato, la mostra raccoglie i primi strumenti di pagamento alternativi: lettere di cambio, assegni bancari e ordini scritti collocabili tra XIV e XV secolo.

Il percorso espone poi la prima banconota al portatore, coniata in Italia dal Regno di Sardegna nel 1746, mentre la conclusione è dedicata al futuro: i pannelli e le teche lasciano spazio alla visione di un filmato realizzato dal laboratorio multimediale dell’Università degli Studi di Firenze, dedicato alle monete immateriali come i bitcoin e le valute digitali. Durante i mesi dell’apertura, la mostra ha fatto anche da traino ad un’ampia serie di eventi collaterali: convegni, visite guidate, iniziative in collaborazione con Palazzo Datini e Archivio di Stato sulle orme di Francesco Datini, e laboratori per bambini.