Vaiolo delle scimmie, due casi anche a Prato. "Ecco come prevenire"

In Toscana sono 11 le persone contagiate. Berti (Asl): "Il virus si trasmette tramite i contatti stretti. Per guarire sono necessari dai 24 ai 48 giorni di tempo. Ci si può proteggere con il vaccino"

La diagnosi del vaiolo delle scimmie si ha dagli esami in laboratorio

La diagnosi del vaiolo delle scimmie si ha dagli esami in laboratorio

Prato, 2 febbraio 2024 – Il vaiolo delle scimmie è sbarcato anche a Prato, dopo aver fatto la sua comparsa nel 2022 con alcuni focolai in alcune nazioni occidentali e anche in Italia: degli undici casi diagnosticati in Toscana, due riguardano pazienti pratesi. I contagi risalirebbero al periodo delle festività natalizie. Entrambi gli ammalati non hanno avuto necessità di ricovero. "All’ospedale si arriva soltanto in casi rarissimi", chiosa Renzo Berti, direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl Toscana Centro.

Dottor Berti, può spiegare che tipo di patologia è il vaiolo delle scimmie?

"Il vaiolo delle scimmie è una malattia virale infettiva rara, riscontrata per lo più in paesi tropicali dell’Africa centrale e occidentale. Si manifesta con sintomi simili a quello del vaiolo, ma in forma meno grave. La trasmissione può avvenire attraverso il contatto fisico stretto, compresa l’attività sessuale, con una persona infetta, con i suoi fluidi corporei o le sue lesioni cutanee, o gli indumenti".

Quali i sintomi?

"È una malattia che ha un decorso inizialmente caratterizzato da sintomatologia specifica: mal di testa, febbre, dolori muscolari, astenia, infoadenopatia ed eruzioni cutanee. Il vaiolo delle scimmie si può presentare clinicamente in modo differente: alcune persone presentano sintomi lievi, raramente asintomatiche, altre possono sviluppare sintomi più gravi. Dopo alcuni giorni, non più di cinque, compare un’eruzione cutanea che interessa quasi sempre il volto per poi diffondersi ad altre parti del corpo, in particolare a quelle che sono state a contatto. Il successivo passaggio è la formazione di vescicole. Quando le pustole seccando e cadono le croste, i pazienti non sono più contagiosi e la malattia si è risolta. In genere sono necessari dai 24 ai 48 giorni per guarire. Quasi sempre la malattia si conclude così. Solo in alcuni casi di pazienti con deficit immunitario si possono riscontrare conseguenze più gravi".

Come avviene la diagnosi?

"Le segnalazioni arrivano sia dai medici di famiglia che dai reparti di malattie infettive. La diagnosi deve essere confermata con esami di laboratorio. Se l’esito è positivo, il paziente viene messo in isolamento ed viene dato il via ad una indagine epidemiologica per ricostruire la filiera degli eventuali contatti stretti tra le persone, anche se non sempre è facile".

E’ necessaria una profilassi?

"No, una volta individuati i contatti stretti forniamo delle istruzioni su come comportarsi".

E la prevenzione?

"Sta sempre nei comportamenti interpersonali: per esempio se si hanno rapporti sessuali a rischio con persone che presentano certi sintomi, bisogna adottare protezioni ad hoc".

Come ci si può proteggere? Esiste un vaccino?

"Sì. E’ disponibile un vaccino offerto gratis a coloro che hanno tali comportamenti a rischio e anche per i lavoratori dei laboratori analisi che potrebbero incidentalmente venire a contatto con il virus delle scimmie".

Come viene somministrato?

"Il vaccino consta di due somministrazioni eseguite sottocute, intervallate l’una e l’altra da 28 giorni. Con un’eccezione che interessa le persone più anziane che che hanno ricevuto il vaccino antivaiolo dell’uomo (è stato somministrato fino al 1981 in Italia, finché il virus non è stato eradicato, ndr) per i quali è sufficiente una sola dose perché combatte virus simili".

Qual è la terapia da seguire?

"Si tratta di una terapia solo sintomatica, salvo i casi più gravi in cui vanno somministrati antivirali. Altrimenti si somministrano gli stessi farmaci utilizzati per contrastare l’influenza, come antifebbrili e antidolorifici".