Va in ospedale, rimandato a casa: "Mio padre a letto con la polmonite"

Protesta la figlia dell’uomo di 81 anni: "Aveva la febbre alta da giorni ma è stato dimesso subito. All’inizio sembrava dovessimo pagare anche il ticket... Costretti a rivolgerci ad un istituto privato"

Pronto soccorso in tilt (foto di repertorio)
Pronto soccorso in tilt (foto di repertorio)

Prato, 4 gennaio 2023 – La febbre che non passa unita alla consapevolezza di patologie pregresse che preoccupano. Da qui la decisione di rivolgersi al pronto soccorso. E’ successo domenica 31 dicembre, quando un pensionato da 81 anni, è arrivato in ospedale in ambulanza con febbre molto alta. L’uomo è stato dimesso poche ore dopo l’accesso con un ticket da pagare di 50 euro (nonostante non fosse dovuto, infatti alla fine la famiglia non ha pagato).

Peccato che una volta arrivato a casa la febbre sia presto salita di nuovo: temperatura elevata e respiro affannoso hanno preoccupato non poco i familiari dell’uomo che all’invito di tornare in ospedale si è rifiutato. Il problema è stata anche la concomitanza con le feste natalizie e quindi con gli ambulatori dei medici di famiglia chiusi. Solo martedì mattina l’ex artigiano ha potuto farsi visitare dal proprio medico di base viste le condizioni di salute che continuavano a peggiorare con febbre alta e grande affanno. A l’uomo è stata diagnosticata una polmonite nonostante dal pronto soccorso sia stato rimandato a casa senza alcuna cura, ma solo con un conto da pagare.

"Ci siamo spaventati e non poco visto il pregresso. Due anni fa a mio padre fu curato per un virus intestinale mentre aveva un problema molto più serio che lo ha portato ad un intervento chirurgico e alla deviazione dell’intestino – spiega la figlia Stefania Canciglia –. In questi giorni in cui non stava bene ci siamo preoccupati, aveva la febbre alta e così abbiamo chiamato l’ambulanza. Al pronto soccorso ci è stato detto che avremo dovuto rivolgersi alla guardia medica o al dottore di famiglia, gli hanno fatto gli esami delle urine e poi è stato rimandato a casa. La sera dopo la dimissione la febbre era sempre alta e il respiro affannoso, visto che gli avevano detto che non sarebbe dovuto rivolgersi al pronto soccorso non è voluto tornare e così abbiamo dovuto aspettare due giorni visto che c’erano le festività di mezzo".

Visto che non stava meglio, l’uomo si è rivolto ad un centro privato per una radiografia: "Su suggerimento del medico di base ho accompagnato mio padre a fare una lastra ai polmoni privatamente – spiega la figlia –. All’ospedale gli avevano solo controllato le urine, nemmeno le analisi del sangue. Peccato che avesse la polmonite per la quale abbiamo iniziato la cura tre giorni dopo. Vorrei precisare che ho portato mio padre al pronto soccorso perché non stava bene e infatti ha la polmonite e non certo per parcheggiarlo il primo dell’anno come qualcuno ha insinuato".

Silvia Bini