REDAZIONE PRATO

Rapina alle Poste: due banditi in manette

Dalla Calabria a Prato per mettere a segno il colpo del 28 febbraio all’ufficio di via Primo Maggio. Le indagini della Squadra Mobile

Alessandro Gallo, dirigente della Squadra mobile della questura

Le indagini tradizionali associate al pedinamento elettronico - le immagini delle telecamere dell’ufficio postale, i tabulati telefonici, il percorso autostradale oltre alle testimonianze di chi ha assistito al colpo - hanno inchiodato i due pendolari del crimine, che dalla Calabria erano arrivati in città per mettere a segno una rapina all’ufficio postale di via Primo Maggio. Il colpo andò in scena il 28 febbraio scorso e fruttò ai banditi, che entrarono in azione con i volti travisati ed armati di taglierino per minacciare il cassiere, circa 8mila euro. Gli investigatori della Squadra mobile, diretta da Alessandro Gallo, hanno ricostruito passaggio dopo passaggio l’organizzazione della rapina, individuando i presunti responsabili in due pregiudicati calabresi di 32 e 45 anni con un lungo curriculum di precedenti in ambito penale. I due trasfertisti sono stati arrestati dagli uomini della Squadra mobile pratese nelle loro abitazioni di Cosenza: le accuse mosse contro di loro sono di rapina e furto in concorso. Un altro reato a cui dovranno rispondere è quello di lesioni ai danni di un carabiniere intervenuto, sebbene libero dal servizio, proprio nel corso della rapina. E’ stato lui che, nonostante le percosse, è riuscito a dare l’allarme e a far convergere in via Primo Maggio le forze di polizia.

Le indagini della Squadra mobile hanno permesso di contesualizzare anche l’ambito in cui tutta l’operazione è maturata. I due banditi avrebbero deciso in breve tempo di mettere a segno la rapina fuori regione e dopo aver individuato l’obiettivo, hanno preso a noleggio una macchina per raggiungere Prato dal Sud Italia. Un’auto a bordo della quale sono arrivati in città la mattina del giorno stesso del colpo: dopo un rapido sopralluogo i due hanno rubato una macchina in piazza della Stazione per raggiungere nelle prime ore del pomeriggio l’ufficio postale di via Primo Maggio e fare la rapina. Durante il colpo però non avevano previsto né la presenza del militare dell’Arma, intento a fare il bancomat, né la reazione della direttrice che ha avuto la forza di chiudersi a chiave nel locale che custodiva i depositi di denaro più consistenti. Non solo: non potevano neppure sospettare neppure che la macchina rubata a Prato avesse un sistema di localizzazione gps al quale sono stati sovrapposti i tabulati telefonici in uso ai due rapinatori. I banditi, che fuggirono con solo 8mila euro dopo aver minacciato il cassiere con un taglierino, si allontanarono da via Primo Maggio a bordo dell’auto rubata per poi ripartire verso la Calabria sulla macchina noleggiata e non facilmente riconducibile alla rapina.

Da Prato hanno ripreso la strada per Cosenza, facendo una tappa in Campania, dove secondo gli investigatori hanno utilizzato documenti non ufficiali. Oltre al pedinamento elettronico, ci sono altri indizi che portano ai due uomini come autori del colpo del 28 febbraio: in particolare, i poliziotti durante le perquisizioni nelle case dei due uomini hanno rinvenuto giubbotti indossati quel giorno. Non è ancora chiaro se insieme ai due trasfertisti del crimine ci fosse una terza persona, mentre gli investigatori ritengono che non si siano appoggiati a basisti locali.

Sara Bessi