REDAZIONE PRATO

Prime risposte sull’elettricista folgorato "Non ha funzionato l’impianto salvavita"

Gesualdi non aveva staccato la corrente prima di iniziare il lavoro. La Procura aprirà un fascicolo per omicidio colposo

Perché il salvavita non ha funzionato? E perché la corrente elettrica non era stata staccata? Forse Gianni Gesualdi, elettricista di 49 anni originario di Montemurlo, folgorato mentre stava eseguendo una riparazione all’interno del ristorante "Tortellove" di via Tinaia, stava eseguendo un intervento che può essere realizzato anche senza staccare la corrente? E’ intorno a questi interrogativi che si stanno muovendo le indagini dei tecnici del dipartimento di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Asl, impegnati a ricostruire con esattezza che cosa sia successo martedì mattina nel ristorante del centro storico dove Gesualdi ha trovato la morte. Elettricista esperto, Gesualdi si trovava in compagnia di un collega quando si è verificato l’incidente mortale. Dipendente della ditta "Novelli" di Montale (ieri i cancelli della ditta risultavano chiusi), Gesualdi era stato inviato nella tortelleria per eseguire un intervento di riparazione quando qualcosa è andato storto. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, Gesualdi stava lavorando su alcune luci e su cavi sdel soffitto e non sul quadro elettrico, come detto in un primo momento. A un certo punto, è partita una fortissima scarica elettrica che lo ha folgorato all’istante. L’uomo è caduto a terra sotto gli occhi atterriti del collega e del personale del ristorante. Immediati sono stati i soccorsi. Quando è arrivata l’ambulanza del 118, il medico ha compreso subito la gravità della situazione. Gesualdi è morto poco dopo in ospedale. Come è possibile che l’impianto non fosse dotato di salvavita. Oppure se c’era, perché non ha funzionato? Sono interrogativi a cui i tecnici dell’Asl sono ora chiamati a dare una risposta. La Procura è in attesa di ricevere gli atti per aprire un fascicolo per omicidio colposo. Al momento non ci sono indagati anche se il pm deciderà chi iscrivere non appena avrà le carte in mano.

Carte che sono necessarie anche per disporre l’autopsia sul cadavere di Gesualdi che nel frattempo è stato trasferito all’obitorio di Pistoia. Le certezze al momento sono ancora poche e le indagini sembrano essere più complicate del previsto. I tecnici Asl, oltre ad avere visionato i locali dove Gesualdi ha avuto l’incidente e l’impianto a cui aveva messo mano, hanno acquisito le certificazioni dell’impianto elettrico e quelle sulle possibili modifiche che sono state fatte nel tempo. Documenti che potrebbero spiegare il perché il salvavita non ha funzionato come avrebbe dovuto. Parte dell’impianto è stato sequestrato.

Laura Natoli