Bini Smaghi verso il rinnovo. Ma il Pecci deve rilanciarsi

La governance è in prorogatio da marzo 2023. Il Comune stringe il cerchio sullo stesso presidente. La sfida sarà rendere più attrattivo il Centro.

Bini Smaghi verso il rinnovo. Ma il Pecci deve rilanciarsi
Bini Smaghi verso il rinnovo. Ma il Pecci deve rilanciarsi

Il cda del Centro Pecci è scaduto dal marzo dello scorso anno: la governance era in prorogatio da allora. Ma il cda potrebbe restare lo stesso, almeno per tre nomi: quello del presidente, Lorenzo Bini Smaghi, e quelli di Jacopo Gori e Alessio Ranaldo, due dei tre membri di nomina comunale del consiglio di amministrazione (Edoardo Donatini, secondo lo statuto della Fondazione, non potrà essere rinnovato, invece, avendo concluso il suo secondo mandato). Il suo posto dovrebbe essere preso da un’imprenditrice.

Tuttavia, va detto, la partita sul nome del vertice non è ancora chiusa del tutto: il Comune stringe il cerchio sulla possibilità di un "Bini Smaghi-bis" (a condurre la trattativa lo stesso sindaco Biffoni) per la presidenza della Fondazione per le arti contemporanee in Toscana per altri tre anni, ma resta da parlare con gli altri soci, tra cui la Regione.

C’è da dire che la poltrona (che non prevede compensi) del Centro Pecci è una poltrona prestigiosa ma anche scomoda. Perché quello pratese è un Museo da rilanciare (e non da ora). La sfida può essere entusiasmante, ma di certo non sarà un passeggiata. Lo dicono i numeri: il Pecci nel 2022 ha ricevuto contributi pubblici per oltre due milioni (dei quali 1,2 milioni dal Comune e 732.000 euro dalla Regione), a cui si sommano circa 350.000 euro di contributi su progetti, dati dal ministero della cultura (120.000 in più del 2021). I ricavi per gli ingressi alle mostre sono stati solo 56.250 euro, quelli per il cinema 20.000, per gli spettacoli 31mila, per le visite guidate 9.000. La sfida sarà trovare la chiave per attrarre, banalmente, più visitatori al Pecci.

Perché questo deve essere l’obiettivo di un Museo. Il Pecci, tra l’altro, viene da un 2023 affatto semplice: è finito al centro della bufera quando, il 28 agosto dello scorso anno, partirono due lettere di licenziamento per due dipendenti del Centro, in tronco e senza preavviso. Lettere decise dal cda presieduto da Lorenzo Bini Smaghi. I lavoratori e i sindacati hanno passato mesi sul piede di guerra. I licenziamenti sono stati ritirati dopo un mese.

Sdb