Capannoni a peso d’oro. "Vuoi il contratto? Dammi 400.000 euro", arrestati immobiliaristi

Nei guai marito e moglie, pratesi, accusati di estorsione insieme a due intermediari. Il soldi venivano trasferiti in contanti e a nero Contestati una decina di casi: in tutto avrebbero intascato più di 5 milioni

Le indagini sono state condotte dalla guardia di finanza

Le indagini sono state condotte dalla guardia di finanza

Prato, 18 settembre 2023 – “Vuoi il capannone in affitto? Prima dammi 400.000 euro". Ovviamente in contanti e in nero. Una prassi – quella delle cosiddette "buone entrate" – che appare oramai consolidata all’interno del distretto pratese da parte di immobiliaristi senza scrupoli che trovano il modo di lucrare, oltre alle cifre da capogiro chieste per gli affitti dei capannoni, sui contratti a cittadini di origine orientale, disposti a pagare qualsiasi somma pur di accaparrarsi uno stanzone nelle zone che "contano", dove c’è il maggior passaggio di clienti. Quello che, però, è stato scoperto dalla Procura di Prato va oltre ogni aspettativa. Nei guai è finita una coppia di pratesi, marito e moglie sui 55 anni, amministratori di una società immobiliare che possiede svariati capannoni fra Tavola e Iolo, il distretto "che conta", la "vetrina" per i pronto moda cinesi.

I coniugi sono finiti agli arresti domiciliari a inizio ottobre, misura che hanno scontato in abitazioni separate, fino all’interrogatorio di garanzia di fronte al gip Malerba, durante il quale hanno fatto parziali ammissioni sulla loro condotta. Un punto messo a segno dalla Procura (il fascicolo è seguito dai pm Alessia Iacopini e Vincenzo Nitti) che ha permesso ai due indagati di ottenere una attenuazione della misura cautelare, passando dai domiciliari al divieto di avvicinamento alle persone offese, tutti cittadini cinesi. Oltre a loro figurano nel registro degli indagati due agenti immobiliari, gli intermediari fra la società e gli aspiranti affittuari. Tutti e quattro sono accusati di estorsione in concorso e dichiarazione infedele per aver omesso di indicare i redditi derivanti dalle somme ricevute a titolo di buona entrata. Ma non è tutto. I quattro sono gravati, inoltre, da un’altra grana sempre collegata alla prassi delle buone entrate: sono tutti imputati per un caso simile e il processo è nella fase dell’udienza preliminare. A novembre il giudice deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio. 

E’ proprio dalla denuncia del cinese parte offesa nel procedimento in corso, presentata a inizio 2022, che la Procura ha deciso di andare in fondo alla questione allargando le indagini. Secondo quanto riferito dall’orientale, i coniugi gli avevano dato lo sfratto dal capannone per il pagamento in ritardo di tre mesi di affitto. L’imprenditore, titolare del pronto moda, aveva spiegato di aver avuto dei ritardi a causa del Covid ma che aveva saldato la sua posizione e , soprattutto, che aveva dato i 400.000 euro a fondo perduto nel momento della stipula del contratto. Di fronte al diniego della coppia per trovare una soluzione, l’orientale fece denuncia.

Questo è il caso che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio dei quattro, compresi i due agenti immobiliari (pratesi anche loro) che fisicamente riscuotevano i 400.000 euro in contanti.

Scavando indietro nel tempo, la guardia di finanza – a cui sono state affidate le indagini – ha scoperto un’altra decina di casi, tutti i uguali fra loro, e tutti riconducibili al quartetto. In pochi anni marito e moglie avrebbero preteso dagli imprenditori 400.000 euro prima della stipula di ogni contratto di affitto. Una sorta di accordo "precontrattuale" i cui soldi passavano totalmente a nero. Il cinese che ha messo in moto l’inchiesta aveva anche registrato un file audio a dimostrazione della richiesta "esosa" che gli venne fatta per poter restare nel capannone. Audio e testimonianza che hanno incastrato gli indagati. In tutto, i coniugi avrebbero intascato cinque milioni e duecentomila euro a nero e in contanti dal 2017 al 2022. Dopo le ammissioni in fase di interrogatorio di garanzia i coniugi avrebbero già versato alla agenzia delle entrate circa due milioni di euro.

Laura Natoli