Una verità storica che fatica a passare. E una polemica che, puntuale, si riaccende ogni volta. I fatti del duomo del 22 luglio 1944 restano una ferita aperta: 55 civili uccisi e centinaia di feriti nell’estate di sangue della seconda guerra mondiale. Per decenni si raccontò di barbaro eccidio perpetrato dai tedeschi in una comunità divisa nella quale ci fu subito, anche, chi parlò di colpo di cannone sparato dagli alleati e che per errore colpì la Cattedrale. Ma solo su finire degli anni ’90, con nuovi studi – nell’ambito di un dibattito serrato e durissimo che coinvolse studiosi e superstiti – fu raggiunta una certezza: il nazifascismo ebbe la grande colpa di portare l’Italia al massacro, ma la strage di San Miniato non era stato uno sterminio ordinato dai tedeschi. Il Duomo fu davvero colpito per errore dagli americani: furono trovate anche le coordinate esatte di quel colpo, e le annotazioni sul registro della batteria che lo sparò.
Ma perché torniamo a parlarne? Perché nei giorni scorsi è andata in onda un servizio su San Miniato nella trasmissione "A Sua Immagine" (Rai Uno): una bella vetrina per la città, immagini suggestive e un focus sulla Francigena. Poi, nelle interviste, è stata rievocata anche la strage di civili riuniti in Cattedrale perché le case erano minate: "Furono portati apposta e a forza. I tedeschi sono andati per le case a prelevarli. Ad un certo punto hanno chiuso le porte della chiesa ed è successo quello che è successo".
Un pensiero. Un ricordo. Ma per alcuni sanminiatesi che per fare chiarezza sui fatti del Duomo si sono battuti, è mancato un approfondimento necessario e un passaggio decisivo: ricordare che quella mattina era in corso un violento cannoneggiamento statunitense che interessò tutta l’area intorno alla Cattedrale e che un colpo di artiglieria americana penetrò all’interno del Duomo compiendo la strage. Senza questo passaggio siamo "punto e a capo". Indietro di decenni. Intanto, come ogni anno, la città si prepara a ricordare ancora quel giorno di morti e disperazione. Come sempre il 22 luglio. Interviene il sindaco Simone Giglioli: "Chi ha parlato in quel servizio che non ho visto e andrò a vedere, ha detto la sua opinione, legittima, e quel che ricorda – spiega –. Ovviamente non è la posizione del Comune: la storia ha fatto chiarezza sulle responsabilità della strage e la dinamica del fatto attribuito ad un errore degli alleati. Questo non assolve i tedeschi: resta intatta la grave responsabilità del nazifascimo per tutto quello che ha comportato per l’Italia e il mondo".
Carlo Baroni