GIOVANNI FIORENTINO
Cronaca

Morto in moto a 22 anni, l’appello della famiglia: "Vogliamo sapere la verità sull’incidente"

Samuele Fortunato perse la vita il 16 ottobre 2019 tornando a casa. La ricorrenza riapre una ferita mai rimarginata, l’appello della famiglia: "La ricostruzione della dinamica ci ha lasciato molti interrogativi"

Samuele Fortunato insieme alla sorella Noemi in un momento felice

Samuele Fortunato insieme alla sorella Noemi in un momento felice

Pistoia, 21 ottobre 2023 – «Ogni anno, da ormai tre anni, cerchiamo di far sì che ’quel giorno’ passi più velocemente possibile. Anche se il dolore per la morte di Samuele c’è tutti i giorni e ci sarà sempre".

A parlare, non trattenendo la commozione, è Noemi Fortunato, sorella del giovane aglianese morto un quadriennio fa a seguito di un incidente stradale sulla Seconda Tangenziale, a soli 22 anni. Ma i suoi familiari sperano ancora, in cuor loro, in una riapertura delle indagini. Perché a loro dire non tutti gli aspetti della tragedia sarebbero stati chiariti.

Era il 16 ottobre del 2019 quando Samuele Fortunato, che lavorava in una ditta di Montemurlo, perse la vita: quel giorno era in moto, seguito a breve distanza da un amico, e insieme avevano imboccato la tangenziale inaugurata proprio nel luglio di quell’anno. Fino a quando, stando a quanto ricostruito all’epoca dagli inquirenti, ad un certo punto il giovane perse il controllo del proprio mezzo e si schiantò contro il guard rail nel tratto montemurlese dell’infrastruttura.

Un impatto che si rivelò fatale: per Samuele non ci fu niente da fare. Secondo le ricostruzioni ufficiali, il ventiduenne finì contro le barriere a causa della velocità particolarmente elevata alla quale stava viaggiando: tragica fatalità e caso chiuso.

Una ricostruzione che la famiglia Fortunato ha tuttavia accettato solo in parte. E dopo la chiusura momentanea della Seconda Tangenziale, avvenuta due mesi dopo il decesso di Samuele a seguito di alcuni cedimenti dell’asfalto in coincidenza dei giunti provvisori del ponte (poi sostituiti da quelli definitivi, ndr ) i familiari hanno iniziato a nutrire qualche dubbio. Nei mesi successivi, dopo aver incaricato un legale, hanno contattato anche un ingegnere, coinvolgendo il dipartimento di ingegneria dell’Università di Firenze. Hanno quindi setacciato il luogo in cui il ragazzo perì, alla ricerca di indizi.

E in questi anni, i Fortunato hanno più volte sollecitato l’apertura di nuove indagini, per confermare o confutare il sospetto che nella loro mente stava diventando sempre più concreto: alla base dell’incidente non ci sarebbe stata solo la velocità, ma soprattutto le condizioni del manto stradale. "Ci siamo affidati a professionisti per alcuni calcoli, contattando anche il dipartimento di ingegneria – ha ricordato Noemi Fortunato – e ci risulta che Samuele stesse sì correndo, ma non così veloce come è stato detto. Riteniamo che mio fratello abbia perso il controllo non per la velocità, ma perché stava cercando di evitare alcuni punti in cui l’asfalto appariva già sconnesso e deteriorato. E che per schivare un avvallamento, ne abbia intercettato un altro".

Supposizioni, che la famiglia vorrebbe però fossero verificate. Anche per placare il dolore e spazzare via tutti i dubbi. "La vera sofferenza per noi arriva il 27 settembre, in coincidenza del giorno in cui Samuele avrebbe compiuto gli anni – ha confessato la sorella – ci siamo da tempo rivolti alle autorità, perché vorremmo delle risposte. E speriamo ancora che possano esserci sviluppi, dopo tutto questo tempo".

Giovanni Fiorentino