Il grido d’allarme delle imprese "La nostra montagna non è solo sci"

Cna dà voce alle aziende che operano nei comuni montani: "Problemi strutturali e gap con la piana"

Il grido d’allarme delle imprese  "La nostra montagna non è solo sci"
Il grido d’allarme delle imprese "La nostra montagna non è solo sci"

"Non solo Abetone e comparto bianco, lo stato di emergenza sulla montagna pistoiese è strutturale e riguarda tutti". A seguito del moto di interesse, con volontà di aiuto e ristoro, manifestato dalla politica locale, regionale e nazionale dopo la grave situazione che ha creato la mancanza di neve, anche l’altra parte della montagna chiede ascolto. E per altra parte si intende quella popolazione montana che lì ha scelto di abitare, lavorare e investire per tutto l’anno. Una richiesta che si alza per voce di Cna Montagna Pistoiese. Non una contrapposizione con l’importante comprensorio sciistico abetonese, costituito da imprese operanti in un quadro continuamente variabile e precario, ma la volontà di valorizzazione di tutta l’area a 360 gradi. Nell’ottica di costruire un progetto per il territorio non solo che guardi al lavoro ma come luogo di vita.

I dati Cna evidenziano un quadro dell’economia della Montagna di 1097 attività, circa il 35% artigiane, per un totale di circa 2.300 addetti. In San Marcello-Piteglio ne sono attive 672 con 1.600 addetti. Di cui di produzione manifatturiera più di cento imprese con circa 500 addetti. In Abetone Cutigliano il totale sono 330, con 600 addetti, di cui la filiera turismoservizi conta 135 imprese attive con circa 350 addetti. Nello specifico sono 6 le imprese per gli impianti di risalita con circa 100 addetti. Negli ultimi mesi i fattori legati alla reperibilità e costi materie prime, difficoltà logistiche e di trasporto, costi energetici, inflazione e dinamica dei consumi, hanno quasi neutralizzato gli effetti positivi della ripresa soprattutto in termini di redditività e capacità di investimento, introducendo un nuovo clima di incertezza generalizzato. Secondo Cna infatti le imprese della Montagna vivono un costante stato di calamità naturale strutturale derivante da una sfavorevole competitività e dalla mancanza di adeguate infrastrutture materiali ed immateriali. "La Montagna va dalle Piastre ad Abetone e in quel tratto di strada, l’unica per altro, c’è un territorio indiviso ma con caratteristiche diverse – spiega Marco Buonomini, presidente Cna Montagna Pistoiese –. In alto c’è lo sci, in sofferenza se non nevica, ma in basso ci sono attività di servizi e produttive che lavorano tutto l’anno in un territorio con problemi strutturali. Un gap infrastrutturale rispetto a imprese della Piana con una viabilità compromessa. Vogliamo lavorare insieme ai vari attori in gioco perché la montagna è una sola: c’è bisogno di creare incentivo sia per starci che per venirci".

Da qui la disponibilità di Cna di sedersi a un tavolo, con tutte le associazioni e la politica, con una visione d’intenti condivisa e tracciare una strada che guardi a tutti. Cna ha già individuato quelle che sono le priorità. In primis la riqualificazione dei collegamenti stradali e della linea ferroviaria Porrettana. Le fonti di energia rinnovabile, con soluzioni ed investimenti efficaci anche tramite l’organizzazione di partenariati pubblico-privato e lo sviluppo di comunità energetiche. Una rete telematica in banda ultra larga e lo sviluppo di quella 5G. Fiscalità di vantaggio, con le agevolazioni contributive previste per i territori svantaggiati. E delle linee specifiche di finanziamento per investimenti. "Queste sono sfide che si vincono se si sta uniti e si lavora tutti insieme, unica soluzione per risolvere momenti di crisi – afferma Andrea Gaggioli, imprenditore e socio Cna Montagna Pistoiese –. In periodo di covid e crisi economica il manifatturiero montano non ha chiuso, anzi ha dato maggiore occupazione. I negozi di quartiere si sono adeguati a fornire servizi in più e si sono rafforzati. Paradossalmente ad alcune attività servirebbe manodopera e, se si invertisse il pendolarismo con la piana, si potrebbe anche arginare lo spopolamento".

Gabriele Acerboni