GIULIA DE IESO
Cronaca

Tacconi ritira il Pulcino d’Argento: "Quando Anconetani mi salvò..."

Il portierissimo della Juventus sarà tra i premiati della cinquantesima edizione, domani sera, a Cascina "Il Pisa? Ha un sistema strategico. Il mio ricordo? Quella volta che dedicai la vittoria al Livorno... l’avessi mai fatto".

Stefano Tacconi, ex. portiere della Juventus: domani sera sarà a Cascina

Stefano Tacconi, ex. portiere della Juventus: domani sera sarà a Cascina

Una stella del calcio italiano domani sera arriva a Cascina. Lunedì 1° settembre, in occasione della 50esima edizione del Pulcino d’Argento, tra i premiati ci sarà anche Stefano Tacconi. "Sono riconoscimenti che fanno sempre piacere", commenta l’ex portiere bianconero, che negli ultimi anni ha combattuto contro un problema di salute.

A Cascina l’accompagnano sua moglie Laura e suo figlio Andrea. Quanto è stata importante la famiglia da quando è stato colpito dall’ischemia celebrale il 22 aprile 2022?

"La loro presenza è fondamentale. Andrea era con me in quel momento particolare, quando mi sono sentito male".

Dopo l’operazione d’urgenza è rimasto ricoverato per oltre 14 mesi al Borsalino di Alessandria, per poi proseguire la riabilitazione a San Giovanni Rotondo fino all’ottobre 2023. Come è cambiata la sua vita in questi due anni?

"Tornare a casa fu la medicina migliore. Ancora oggi seguo due sedute di terapia a settimana, non ho mai smesso: i progressi ci sono, ma resta ancora molto da fare".

Se ripensa alla sua carriera, c’è un trofeo a cui è più legato?

"Alla Coppa Intercontinentale del 1985 con la Juventus, vinta ai rigori. È stato l’apice della mia carriera. Sono stato fortunato: ho giocato in quella che oggi viene ricordata come un’epoca leggendaria del calcio. Dopo l’82 arrivarono quelli che ancora oggi sono considerati i più grandi campioni del mondo".

Dal suo ritiro nel 1994 il calcio è cambiato molto. Qual è la differenza che nota di più?

"Adesso manca l’umanità da parte dei calciatori, non c’è più lo spirito di una volta, quel contatto con i tifosi. Forse è anche per questo che sono sempre in giro, nonostante siano passati tanti anni dal mio addio: vuol dire che ho seminato qualcosa di buono".

Tra i portieri di oggi ce n’è uno in cui si rivede?

"Carnesecchi: è quello che più si avvicina alla figura del portiere dei miei tempi".

Lei ha più volte affrontato il Pisa: che ricordo ha dei nerazzurri?

"Uno che definirei ‘particolare’: era la stagione 1979-80 in Serie B e io giocavo nella Sambenedettese, dopo un anno al Livorno. Giocammo contro il Pisa e vincemmo 1-0. Alle interviste dissi una frase che oggi non ridirei mai: dedicai il successo ai tifosi del Livorno. L’avessi mai fatto… scoppiò un pandemonio. Quando ci incontrammo di nuovo all’Arena Garibaldi, nell’ultima giornata di campionato, sia il Pisa che la Sambenedettese si giocavano la salvezza. A noi bastava un pareggio, al Pisa serviva vincere. Finì 1-0 per loro, e i tifosi invasero il campo per festeggiare. Io provai un po’ d’ansia, per via della mia dichiarazione di mesi prima. A difendermi fu il presidente Anconetani: mi prese sottobraccio, mi rassicurò sussurandomi ‘Ai tifosi ci penso io’ e poi urlò agli ultras ’Non toccate Tacconi!’".

E oggi come vede il Pisa di nuovo in Serie A?

"Le piccole società hanno un sistema economico strategico. È sempre complicato: saranno decisivi un intelligente equilibrio finanziario e il valore della squadra in campo".

Giulia De Ieso