Emanuele Scieri
Emanuele Scieri

Pisa, 20 maggio 2019 - «Sarà determinante». La sua famiglia attende i risultati. Domani comincia la nuova autopsia sui resti di Emanuele Scieri che da quasi una settimana si trovano nell’istituto di Medicina legale milanese. L’esame autoptico sarà eseguito in tre tappe dalla nota anatomopatologa Cristina Cattaneo. Caso Scieri, si riparte dalla base delle indagini, dopo 20 anni di misteri e omertà, per la morte del parà trovato senza vita nella caserma Gamerra il 16 agosto ’99. La vicenda, sul piano giuridico, è stata riaperta dalla Procura nel 2017 grazie alla commissione parlamentare d’inchiesta presieduta - durante la scorsa legislatura - da Sofia Amoddio (Pd). Il decesso sarebbe avvenuto in un contesto di nonnismo. Alla riesumazione, che si è svolta a Noto martedì scorso, non erano presenti né la mamma né il fratello del 26enne. Il dolore è sempre lì, troppo forte.

A raccontare quel momento sulla pagina facebook dedicata è però Carlo Garozzo, presidente dell’associazione «Giustizia per Lele». «Davanti all’ingresso del cimitero monumentale di Noto, davanti a quel cancello chiuso due poliziotti ai lati... All’improvviso il rumore del martello che picchia e rompe. Rimbomba quel rumore nel silenzio più assoluto».

«Speriamo che i mezzi moderni della scienza consentano di vedere quello che, magari, non era possibile nel 1999: come lesioni sul corpo incompatibili con la caduta e che potrebbero dirci che è stato pestato, prima o dopo quel volo», racconta Francesco, il fratello di Emanuele che si affida «all’autorevolezza» della professoressa Cattaneo: ha seguito altre storie di rilievo nazionale, come quella di Yara Gambirasio e Stefano Cucchi. Dovrà accertare se ci sono lesioni incompatibili con la caduta o se eventuali traumi siano dovuti al volo; se il decesso sia stato istantaneo o se il 26enne sia rimasto in vita, dopo il ricostruito pestaggio, e per quanto tempo. Il giovane si sarebbe potuto salvare se fosse stato trovato e curato subito? Per il procuratore capo Alessandro Crini, che ad agosto scorso aveva presentato i risultati delle nuove indagini coordinate dal pubblico ministero Sisto Restuccia, sì. L’accusa di omicidio volontario (tre gli indagati, all’epoca commilitoni di Scieri: Alessandro Panella, 40enne di Cerveteri, tutelato dai penalisti Marco Meoli e Tiziana Mannocci, Luigi Zabara, 41 anni, i legali sono Mariateresa Schettini e Andrea Di Giuliomaria e Andrea Antico, di Rimini, anche lui coetaneo, avvocato Massimo Cerbari) si basa proprio su questo: il 26enne sarebbe stato nascosto quando era ancora vivo. I difensori hanno presentato un’eccezione di nullità dell’autopsia per mancato avviso dell’atto presupposto irripetibile. Oltre all’esame vero e proprio, si effettueranno radiografia e tac: fra 60 giorni, le risposte.

Antonia Casini-Carlo Baroni