Un’indagine complessa e delicata
Un’indagine complessa e delicata

Pisa, 14 febbraio 2020 - Tre ragazzi e una ragazza. Un solo maggiorenne. L’esperienza sessuale finisce in un video conservato sui cellulari dei protagonisti. L’accusa, per il maggiorenne, è detenzione di materiale pedopornografico che la polizia trovò sui telefonini di tutti colore che avevano vissuto l’esperienza. Perché qualcuno, appunto, aveva fatto un video e tra loro se lo erano scambiato via Whatsapp (non è stato diffuso a persone estranee alla vicenda). Questa storia comincia nel 2018 quando la ragazzina contrae l’epatite B. Allora i genitori - da quanto si apprende - la sottoposero ad accertamenti medici e in quella circostanza si comincia a scavare sulle circostanze nelle quali la giovane poteva aver contratto l’infezione.
Venne fuori così quella vicenda (un rapporto orale) che i familiari della ragazzina tradussero in querela. Scattarono le indagini e seguirono le perquisizioni a casa dei tre ragazzi dove furono sequestrati i cellulari. La visione dei supporti informatici portò le conferme: il rapporto c’era stato, dell’accaduto c’era tanto di video a documentare quanto avvenuto in maniera consenziente nel Pisano. La procura a quel punto – indagine coordinata dal pm Giancarlo Dominijanni – ritenne di dover procedere ad un accertamento tecnico, per verificare i rapporti tra indagati e persona offesa antecedenti, concomitanti e successivi all’ evento per capire se era stato in quella circostanza che la 16enne aveva contratto l’epatite B. Si trattò di un accertamento non ripetibile, in quanto eseguito con metodi tali da alterare lo stato dei luoghi o delle cose. Inizialmente l’indagine fu anche per lesioni gravissime in concorso tra il maggiorenne ed i due minori per quel rapporto avvenuto senza protezione. Ma, da quanto si apprende, l’esito della consulenza avrebbe dimostrato che non c’era collegamento tra l’infezione e l’accaduto.
E’ rimasta in piedi quindi solo l’accusa di aver detenuto il filmato di natura pedo pornografica in quanto riproduce atti sessuali in cui sono presenti soggetti minori. Le posizione dei due ragazzini, che con il 20enne parteciparono al party a sfondo hard, non è entrata in questa indagine e le eventuali valutazioni sono della Procura dei minori. Mentre per il maggiorenne del gruppo – difeso dall’avvocato Gabriele Dell’Unto – si sono aperte le porte dell’aula penale di Pisa e il prossimo aprile potrebbe arrivare al capolinea un patteggiamento incartato già in fase di indagini preliminari alla quale ha prestato il consenso il pubblico ministero.
Carlo Baroni
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