Medicina, abolire il numero chiuso?. Dalla Scuola arriva un secco "no"

Drastica la prosizione del presidente Emanuele Neri in audizione alla VII commissione al Senato "Un ateneo di qualità deve mantenere un rapporto tra docenti, servizi e spazi rispetto al numero di studenti".

Un "no" deciso e grande preoccupazione da parte della comunità accademica sulle proposte di abolizione del test d’ingresso a Medicina. È questa la posizione espressa martedì 30 Gennaio dal professor Emanuele Neri, Presidente della Scuola di Medicina dell’Università di Pisa, che in audizione alla VII Commissione del Senato ha indicato i rischi di un eventuale riforma del concorso di ammissione al Corso di laurea in Medicina e Chirurgia.

Professore lei prevede che così il numero degli studenti quintuplichi?

"I dati nazionali parlano di un rapporto 5 a 1 tra chi partecipa al test d’ingresso e i posti disponibili. Se a Pisa, ad esempio abbiamo 330 posti, significa che gli studenti mediamente saranno 4 o 5 volte di più. Significherebbe per noi quintuplicare gli spazi, i docenti, il supporto amministrativo. Ma non solo, c’è anche la questione del criterio di qualità".

Ovvero?

"Un ateneo di qualità deve mantenere un rapporto tra docenti, servizi e spazi rispetto al numero di studenti. Un criterio fissato per legge che non si può evadere. Medicina è peculiare, la formazione è divisa in didattica frontale e tutoriale, la prima riguarda la formazione in aula. Il tirocinio si fa sia nei laboratori di ricerca che in ambiente clinico a contatto con i pazienti. Come potremmo garantire il tirocinio, se prendiamo l’esempio di Pisa, che ha un totale di 2039 studenti, all’interno degli spazi dell’Aoup?".

Il sistema "quasi" alla francese?

"Secondo l’esperienza di molti studenti, il sistema francese è stato un fallimento, tiene lo studente in una vita sospesa costringendolo a fare il test, ma dopo un semestre. Lo dico anche da genitore che dovendo organizzare per il proprio figlio un percorso di studi in un’altra città, si troverebbe dopo sei mesi a riorganizzare tutto, come ad esempio la ricerca di un alloggio, cosa non facile già oggi". Ci sono degli aspetti positivi che lei vede nell’abolizione del numero chiuso?

"Dare la possibilità a tutti di accedere è un fatto di democratizzazione della formazione, però in questo momento non è il problema principale. La carenza di personale medico è da ricercarsi nelle scuole di specializzazione, la cui scelta è spesso basata su una mera valutazione economica. Molti studenti scelgono in funzione di quello che è lo sbocco professionale. Ci sono di conseguenza specializzazioni che soffrono per la mancanza di specialisti, come medicina di urgenza o radioterapia, e che ha una conseguente ricaduta sul fabbisogno di medici. E’ lì che dobbiamo lavorare".