Fipili, lupo ucciso e appeso al cavalcavia. Indagini tra cacciatori e pastori

Immagine choc alla passerella di Navacchio: l’animale impiccato come gesto dimostrativo. Marco Dal Frate, ricercatore del Parco: "Arrivato da chissà dove. Innocuo se non si sente in pericolo"

Un lupo nel bosco

Un lupo nel bosco

Pisa, 7 luglio 2023 – Impiccato al cavalcavia. Un gesto dimostrativo, secondo glii investigatori. Un lupo, lasciato appeso al ponte della Fipili di Navacchio, in via dei Merli. Un’immagine forte - l’animale senza vita, la scia di sangue - che si sono trovati davanti molti automobilisti rimasti senza parole. La carcassa è stata portata all’istituto zooprofilattico di Grosseto per un’indagine genetica, perché potrebbe esserci anche qualche caratteristica ibridazione, ma è comunque un animale selvatico.

Sono i carabinieri forestali a indagare su questo caso, come scriviamo anche nelle pagine nazionali.

Il sopralluogo sul posto a caccia di elementi, indizi, tracce, insieme all’Asl. E a personale esperto del Parco. I sospetti - visto l’atto volutamente eclatante - ricadono tra chi potrebbe essere in qualche modo danneggiato da questi animali, come i cacciatori o i pastori. Nel 2017 sopra i cartelli stradali, all’incrocio con Monterotondo, era stato appeso un lupo, ucciso e scuoiato con sopra la scritta "no agli abbattimenti, sì alla prevenzione".

A Marco Del Frate, ricercatore ed esperto, che da anni studia la fauna della Tenuta di San Rossore, chiediamo abitudini di questa specie e se e quando può diventare pericolosa.

L’animale ritrovato potrebbe essere della zona?

"Sì come no. Perché i lupi sono animali che hanno un’elevata mobilità. Riescono a percorrere centinaia di chilometri in pochi giorni. Potrebbe arrivare anche dalla bassa Toscana".

Come vive?

"E’ notturno, durante il giorno tende a trovare siti di ricoveri dove non viene disturbato dall’uomo".

Cosa mangia?

"Si adatta molto all’ambiente, ma prevalentemente ungulati selvatici, se mancano (nel Parco non ci sono di questi problemi) si dirottano sulla piccola selvaggina, a volte, purtroppo, accedono ai rifiuti. Talvolta possono accedere agli allevamenti, alla pastorizia e si crea un contrasto".

Ma questi episodi sono in aumento?

"Se crescono è solo perché la specie sta aumentando e si sta espandendo, c’è maggiore probabilità di contatto. Sta all’uomo far sì che la risorsa non sia accessibile al predatore".

Come?

"Sistemi preventivi come i cani da guardiania, il ricovero notturno delle greggi, recinti anti-lupo. In Abruzzo sono sistemi utilizzati e assodati. Ma il lupo in Toscana era scomparso negli anni 70. Abbiamo disimparato a tutelarci dagli attacchi".

Può essere pericoloso?

"Come qualsiasi animale selvatico tende a evitare il contatto con l’uomo, basta non invadere i suoi spazi. Se si sente minacciato può creare problemi".

Come comportarsi?

"Non andare incontro all’animale, guardarlo, parlargli ad alta voce, alzare le braccia. Allontanarsi continuando a osservare l’animale e facendo rumore. Ma sono casi limite, di solito si vede solo per un attimo".

I numeri?

"Il monitoraggio è nazionale. forse qualcosa di più, ma si pensa che siano di più. E’ territoriale: se un’area è occupata da un branco ci sarà sempre e solo quello. Quindi non aumenta esponenzialmente. Il branco è composto da un babbo e una mamma, la riproduzione è una volta l’anno. I cuccioli restano con loro fino all’autonomia, poi se ne vanno e lì cominciano a percorrere centinaia di km per formare un’altra famiglia".

La situazione nel Parco?

"Oscilla durante l’anno, con periodi di massima e minima fra 7 e 10 individui. Altri isolati a Marina, che stiamo monitorando, poi, nella fascia del Serchio, a Sud di Migliarino. A due abbiamo messo i radiocollari, al maschio alfa di San Rossore e all’altro più giovane (quello a Sud di Migliarino) che tenta di approcciarsi a questo gruppo ma non ci riesce sul di Migliarino. Loro attaccano solo gli ungulati".