L'arresto di Logli
L'arresto di Logli

Pisa, 22 settembre 2019 -  OLTRE due mesi di detenzione fra il carcere di Livorno, dove fu portato la sera del 10 luglio dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato le precedenti - 20 anni per l’uccisione della moglie e la distruzione del suo cadavere - e Massa dove è stato trasferito poi. Lui e la difesa sono ancora in attesa delle motivazioni della sentenza per poi fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo come più volte detto. Ci sono sei mesi di tempo. Uno dei punti sui quali la difesa, sostenuta dagli avvocati Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri - si vorrebbe battere è quello del «diverso peso che hanno avuto i testimoni a favore e contro di lui». Come ogni detenuto, dopo un periodo di osservazione, sarà inserito nel percorso di rieducazione che contempla anche l’esperienza lavorativa all’interno dell’istituto in cui si trova.
 

Venerdì sera è andata in onda una nuova puntata della trasmissione tv «Quarto Grado». Fra i servizi, anche un girato sulle ore che hanno preceduto l’arresto dell’ex impiegato comunale che, alla vigilia del verdetto, prende in considerazione entrambe le ipotesi. «Io spero che vada bene». Ma nel caso in cui non fosse così, «mi potranno levare tutto, ma Dio non me lo potranno mai togliere». Logli che dice: «Non ho paura, ma sono preoccupato per i miei figli». «Combatterò fino all’ultimo finché non verrà fuori la verità. Io quella sera non sono mai uscito». La ricostruzione della notte della scomparsa e di altre vicende familiari. «Non sono bugiardo. L’unica bugia che ho detto è stata per proteggere Sara». Poi, il discorso cade sulle sue aspirazioni. «Mi sono diplomato perito aeronautico e sarei voluto diventare pilota, ma non avevo le raccomandazioni giuste – racconta – Ho fatto diversi concorsi e sono entrato come elettromeccanico, ma io sono una persona caparbia e ho detto, o faccio il pilota o non ci vado. Non ho grandi ambizioni, volevo fare quella cosa, non ci sono riuscito e ho cercato di farmi una famiglia e ho avuto due figli meravigliosi».

Daniele e Alessia che in questi mesi hanno incontrato il padre in carcere. «Roberta che cosa sognasse per loro non lo so – risponde Logli alle telecamere – ma voleva che i figli dessero il massimo, un punto su cui non eravamo d’accordo. Se non facevano la lezione, faceva lei i disegni per loro perché dovevano prendere bei voti. Io sono sempre stato contrario». «Gli unici scontri che abbiamo avuto sono stati per i ragazzi. Mi ricordo una volta trovai la bimba con un game boy, io ero contrario... e le dissi:: ‘Alessia dove lo hai preso?’. ‘Guarda babbo, non è colpa mia, mamma me lo ha comprato ma mi ha detto, babbo non deve sapere nulla’... lei ha sempre fatto le cose di nascosto». In studio, si torna a parlare del processo, anche mediatico, e dell’antipatia di Logli. Cavani insiste: «Antonio è una persona mite». Mentre l’avvocato Nicodemo Gentile (Penelope) ricorda che anche la mattina della scomparsa lui chiamò Sara.