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14 mag 2022

"La sconfitta dei partiti nella guerra del rock"

Quando Pci (a Tirrenia) e Dc (a Viareggio) si contendevano i big della musica. Il professor Volpi: "Ma i giovani si sono allontanati lo stesso"

saverio bargagna
Cronaca

di Saverio Bargagna

La musica non ha salvato i partiti politici dal progressivo allontanamento della massa dei giovani: il graduale disinteresse non si è mai più arrestato. Il tentativo avviato agli inizi degli anni ’80 da Pci e Dc è suonato tardivo, forse addirittura falso o pretestuoso. Tuttavia, la musica continua a parlare di politica, prova ne sono i messaggi che giungono anche dall’Eurovision di Torino. E’ una chiave di lettura interessante e originale quella che Alessandro Volpi – docente di Scienze politiche a Pisa nonché ex sindaco di Massa – offre nel suo ultimo libro: ‘1980, una lunga estate italiana - La Musica che ha cambiato il consumo della politica’.

Professor Volpi: qual è la colonna sonora dei partiti di oggi?

"Fatico a individuarla. I partiti hanno rinunciato ad avere un rapporto stretto con i cantautori. Qual è la musica dei Cinque Stelle? E quella del Pd? Non saprei, sinceramente. Alcuni singoli politici tuttavia provano accostamenti, talvolta perfino eterodossi. Penso a Matteo Salvini con Vasco Rossi. Il loro intento è quello di parlare a grandi masse di fan creando fenomeni di identificazione, ma sono tentativi sporadici. Nulla a che vedere con ciò che avvenne negli anni ’80".

Perché?

"Allora fu attuata una strategia, più o meno riuscito, della politica, di accaparrarsi i cantanti più apprezzati dai giovani. Fino agli anni ’70 la politica aveva posto dei filtri: era il partito che decideva chi doveva cantare e che cosa. Dagli anni ’80, invece, il rapporto si ribalta. Pci e Dc inseguono i grandi artisti anche se il messaggio espresso dalla loro musica appare in contrasto con l’ideologia. Il tema non è più: ‘l’artista con chi è schierato?’. Il nuovo punto di vista è: ‘L’artista è davvero popolare?’".

Come mai?

"I giovani si stanno allontanando dalla politica ed è un problema. Alla festa dell’Unità di Tirrenia del 1980 vengono ingaggiati i Genesis. Alla festa dell’Amicizia di Viareggio Andreotti volle Neil Young. Non importa se il chitarrista canadese fa uso di droghe o predica un amore libero: alla Democrazia Cristiana e al Partito Comunista interessa solo coinvolgere i ragazzi. Ci si era resi conto, ad esempio, che il cantautorato cattolico non funzionava e allora la Dc puntò su Donna Summer o Carmen Russo. Ammiccano all’erotismo? Beh, poco importa".

Il tentativo è fallito?

"La musica non ha salvato i partiti. Ma il format del ‘vip’, del ‘divo’ è stato poi recepito e attuato – negli anni successivi – di Silvio Berlusconi. Si crea una comunità di fan che poi viene usata in chiave politica".

La musica però continua a fare politica. Sul palco dell’Eurovision: nei testi delle canzoni e nei simboli utilizzati, si lanciano chiari segnali.

"La musica è una forma di narrazione popolare e si confronta da sempre coi grandi temi: la guerra, i diritti civili, le migrazioni. Oggi, grazie alla rete, raggiunge un pubblico ancora più vasto. Ma ormai è sparito ogni rapporto fra la musica e i partiti".

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