
Sul contenuto dell’accordo raggiunto in extremis nella notte di domenica scorsa alla Cop27, sulla "portata" e sui suoi risvolti applicativi prova a far luce Alberto Pirni, docente di Filosofia morale dell’Istituto Dirpolis della Sant’Anna, nonchè "testimone diretto" dei fatti di Sharm el-Sheikh.
Professore, brevemente, gli elementi salienti di questa COP27?
"Aver portato la conferenza sul clima in Africa ha significato rendere protagonisti gli Stati del continente maggiormente in sofferenza e con maggiori danni causati dai cambiamenti climatici. Non c’è dubbio però che l’elemento innovativo della conferenza è stato l’accordo che istituisce il ’loss and damage fund’ per i paesi definiti ’più vulnerabili’".
Come valuta la misura?
"Positivamente. Ho trovato elemento di grande rilevanza la volontà di quantificare i danni prodotti dai paesi del Global North maggiormente industrializzati alle parti più povere del mondo: penso al Kenya, Nigeria, Pakistan, Filippine".
Chi risponderà dei danni?
"Qui la partita diventa di colpo tecnica e complessa. Già è stato molto difficile riuscire a rispettare la quota dei 100mld annui da destinare ai paesi vulnerabili stabilita nel 2020. In ogni caso, ragioniamo comunque di cifre sottostimate. Registro però con piacere il fatto che la ’messa a terra’ dei fondi non sarà oggetto di discussione della prossima COP28 prevista l’anno prossimo a Dubai, ma tra pochi mesi, già da marzo 2023,nella sede preposta del Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York. Ma il vero nodo sarà un altro..."
Quale?
"L’implementazione dei fondi: serviranno scadenze ferree da rispettare per gli stati ’donatori’ e per i ’riceventi’ l’esistenza di strumenti efficienti che evitino la dispersione dei fondi e processi legati a fenomeni corruttivi".
La Scuola Sant’Anna ha ricevuto l’accredito come observer organisation, tenendo due eventi laterali alla conferenza. Come sono andati?
"Abbiamo parlato di giustizia climatica in chiave finanziaria e di buona diligenza in termini di efficientamento amministrativo dello Stato che riceverà i fondi.
Su questo abbiamo ricevuto feeback differenti, anche se a detta di molti, abbiamo avuto il pregio di occuparci del tema legando il nord e il sud del mondo facendone però una questione generazionale, coinvolgendo in primis i giovani. In manifestazioni così importanti nessuno possiede un diritto di tribuna tale per cui la pertcipazione e l’invitto scatta in modo automatico: grande merito qui va alla Scuola che ha avuto l’originalità di concepire un evento in grado di unire ’la partita spaziale’ dei paesi partner dell’evento (Italia, Francia e India) con la ’partita temporale’ propria delle nuove generazioni".
Prossimo step?
"Il cambiamento climatico è avvenuto e sappiamo ormai che è inarrestabile. Questa Cop ha avuto il merito e la forza di ammetterlo; meno di non aver inciso abbastanza sulla mitigazione degli effetti. Il vero tassello mancante però è che bisogna con più determinazione partire dal concreto, dal modo con cui ognuno di noi è in grado di contribuire alla causa: tanto può essere ancora fatto se si passasse dalla retorica del cambiamento climatico alla pragmatica. A cambiare devono essere anche le nostre micro abitudini, rinunciando a un pezzo della nostra idea di benessere".
Francesco Ingardia