Pisa, 12 settembre 2019 - E' arrivato in Tribunale prima delle 14 con la polizia penitenziaria Giacomo Franceschi. Sostenuto, sempre presente in aula, dalla sorella. E accompagnato dal suo difensore, l’avvocato Mario De Giorgio che ha scelto di andare a dibattimento. Si apre il processo per l'incendio del Monte Serra che, a settembre 2018, si mangiò quasi 1500 ettari di bosco.

Giacomo Franceschi

Un’udienza tecnica, quella di ieri, davanti al collegio presieduto dalla giudice Beatrice Dani (a latere Grieco e Iadaresta). Dopo la costituzione delle parti civili, è stata trattata la composizione del fascicolo del dibattimento, quindi, l’ammissione delle prove richieste dalle parti, e l’incarico dato al perito (si è presa 50 giorni) di trascrivere le intercettazioni che hanno caratterizzato l’inchiesta.

Un'aula piena, quella al secondo piano del Tribunale, con una rappresentanza del Gruppo volontario dell’antincendio Paolo Logli, di cui lo stesso Franceschi ha fatto parte. Presente il presidente Federico Delle Sedie Gva che sarà sentito come testimone nelle prossime udienze.

Gli avvocati delle parti civili, ma anche alcuni giornalisti: la vicenda è stata seguita dai media nazionali. Davanti al collegio, anche i quattro testi del pubblico ministero sentiti sugli orari e le modalità in cui furono avvistate le fiamme la sera del 24 settembre. L’udienza è cominciata in ritardo visto che la precedente si è protratta anche per un malore di chi si occupa delle trascrizioni.

Franceschi, camicia celeste, pantaloni scuri, barba e capelli rasati, ha assistito parlando soltanto con il suo legale che ha voluto sottolineare che «la scelta della difesa è stata quella di affrontare il dibattimento e di non chiedere riti alternativi: si ascolteranno, così, nel contraddittorio delle parti tutti i testimoni indicati da accusa e difesa», spiega il penalista De Giorgio che commenta anche un punto su cui si è battuto molto negli ultimi giorni, quello della decisione della pubblica accusa di chiedere il giudizio immediato: «Vorrei precisare che non implica, di per sé, l’evidenza della responsabilità dell’imputato, che dovrà invece essere provata, al di là di ogni ragionevole dubbio, dal pm nel corso del processo», aggiunge. «Siamo sereni».

Prossimo appuntamento l’11 ottobre per altri testimoni del pm Flavia Alemi. Del caso si è occupato personalmente anche il procuratore capo Alessandro Crini.