Calci (Pisa), 26 settembre 2018 - Si è temuto anche per la Certosa di Calci ma fortunatamente è subito rientrata la paura che il vasto incendio che sta distruggendo centinaia di ettari di bosco sul monte Serra potesse minacciare anche il complesso monumentale che risale al 1336.

Le fiamme, sostenute dal forte vento, nelle fasi iniziali del rogo si erano dirette velocemente anche verso l'ex monastero certosino per poi cambiare direzione e fermarsi a pochi metri dal muro di cinta della Certosa.

Conosciuto anche come la Certosa di Pisa, situato nella Valgraziosa, che dista circa un chilometro dall'abitato di Calci e una decina del capoluogo, il complesso è uno dei più importanti della Toscana. Oggi è un museo, all'interno del quale è ospitato anche quello di storia naturale dell'Università di Pisa: per numero di visitatori è il secondo sito più frequentato dai turisti in provincia di Pisa, dopo la Torre pendente. Bisognoso di varie cure, quattro anni fa arrivò anche secondo, con oltre 90mila voti, nel censimento del Fai 'I luoghi del Cuorè: fu votato in massa dai cittadini di Calci e di Pisa come osservò lo stesso sindaco Massimiliano Ghimenti.

Grazie alla campagna del Fai, a gennaio scorso si è concluso il restauro del più antico dei chiostri, costruito intorno al 1471 da Lorenzo di Salvatore di Settignano. La Certosa ha visto riconosciuto il proprio valore anche dal Mibact, come ricordato in passato sempre dal sindaco: "Stanziati 3,5 milioni di euro per lavori urgenti del tetto e altri 2,5 milioni per i restauri previsti nel biennio 2019-20".

Il museo di storia naturale comprende tra l'altro oltre 300 esemplari di mammiferi tassodermizzati - tra cui l'Eland gigante, la più grande antilope esistente -, una delle gallerie di cetacei più vaste d'Europa e anche il più grande acquario di acqua dolce d'Italia. Il museo della Certosa monumentale consente di visitare gli ambienti monastici, dalle celle al refettorio e al capitolo. La sagrestia della chiesa custodisce la 'Bibbia atlanticà, codice miniato del XII secolo, mentre l'archivio storico vanta un fondo diplomatico costituito da 3307 pergamene databili tra il 999 e il 1796. La biblioteca monastica conta poi 2320 esemplari tra manoscritti e volumi a stampa.