di Gabriele Masiero PISA "La verità è che io resto convinto che per fare bene il nostro lavoro bisogna stare insieme, guardarsi negli occhi. Lo smart working non basta, la tecnologia e i collegamenti skype non possono sostituire le persone". E’ la metafora scelta da Roberto Madonna, presidente di Cemes e responsabile del settore ferroviario, quello che ha trasformato la piccola ditta individuale fondata dal padre Salvatore in un’industria di successo con oltre 500 dipendenti diretti e almeno altrettanti nell’indotto, per spiegare il cruccio che ha da anni e che gli torna alla mente anche dopo l’ultima, splendida realizzazione del gruppo (il San Rossore Sport Village): e cioè costruire a San Rossore una palazzina per ospitare gli uffici della Cemes del terzo millennio su un terreno di proprietà della famiglia Madonna sul quale invece gli enti...

di Gabriele Masiero

PISA

"La verità è che io resto convinto che per fare bene il nostro lavoro bisogna stare insieme, guardarsi negli occhi. Lo smart working non basta, la tecnologia e i collegamenti skype non possono sostituire le persone". E’ la metafora scelta da Roberto Madonna, presidente di Cemes e responsabile del settore ferroviario, quello che ha trasformato la piccola ditta individuale fondata dal padre Salvatore in un’industria di successo con oltre 500 dipendenti diretti e almeno altrettanti nell’indotto, per spiegare il cruccio che ha da anni e che gli torna alla mente anche dopo l’ultima, splendida realizzazione del gruppo (il San Rossore Sport Village): e cioè costruire a San Rossore una palazzina per ospitare gli uffici della Cemes del terzo millennio su un terreno di proprietà della famiglia Madonna sul quale invece gli enti pubblici tardano a concedere i permessi.

"Noi negli spazi attuali non c’entriamo più – osserva Madonna – e non è più dignitoso neppure ricevere potenziali clienti per le nostre riunioni. Non voglio fare polemiche, non le abbiamo mai fatte. Vorremmo solo mettere i nostri collaboratori in condizioni di lavorare al meglio e con quella palazzina potremmo perfino espanderci e dare nuova occupazione".

Suona come una beffa per un gruppo che negli ultimi anni ha realizzato riqualificazioni efficienti un po’ ovunque in città anche all’insegna della qualità estetica.

"Spetta agli altri giudicare il nostro lavoro, non devo certo farlo io. Dico solo che siamo una realtà industriale che, sull’alta tensione, tanto per fare un esempio nel settore che seguo da vicino, è apprezzata in tutto il mondo perché i nostri lavoratori sono i migliori. Li forniamo per reggere la competizione internazionale e ci riusciamo. Ci hanno perfino offerto un grosso lavoro in Perù per continuare a crescere e invece dobbiamo stare fermi".

Testa e cuore del gruppo però sono a Pisa: c’è il rischio di perdervi?

"Non ho detto questo, ma l’Italia deve difendere le imprese come la nostra che mettono il fattore umano al centro anche del proprio sviluppo industriale. Non sono favole è la realtà del nostro modo di essere imprenditori. La palazzina che da anni non riusciamo a costruire perché ci dicono che è un terreno a rischio alluvione (anche se accanto al nostro sono state consentite altre lottizzazioni ed edificazioni) è la spia di una certa disattenzione della burocrazia pubblica rispetto ai piani di sviluppo delle imprese".

Parlava di fattore umano. Lei e suo fratello Raffaele perpetuate il lavoro di vostro padre Salvatore e di vostro fratello Antonio, scomparso nel 2013. Siete un esempio di capitalismo familiare che in Italia e in città sta ormai scomparendo. "I tempi e il mondo sono cambiati, ma noi continuiamo a essere gli stessi di cinquant’anni fa. Io, Raffaele e Antonio conoscevamo e conosciamo quasi ogni nostro singolo dipendente. Certo, non possiamo pensar di restare immobili di fronte ai cambiamenti, ma abbiamo trasmesso ai nostri figli Andrea, Matteo e Salvatore il senso di questo modo di essere: per guidare un’impresa bisogna lavorare, faticare, studiare e saperne almeno quanto chi ci lavora. Non bastano i soldi a fare un buon imprenditore. Io quando parlo con un capo cantiere devo sapere davvero di che cosa parlo e quali sono criticità e opportunità, solo così le nostre scelte sono credibili anche agli occhi dei nostri collaboratori".

La prossima sfida del gruppo, in società con Gennaro Gattuso, è far rivivere i Trovatelli. "Lo sa che la prima cosa che ci hanno detto è stata di tagliare l’erba nella chiostra interna e di avviare il consolidamento della struttura? Dopo decenni in cui l’immobile ha versato in stato di abbandono e senza che nessuno si prendesse la briga di curarlo e scongiurare il rischio di crolli di un edificio davanti alla Torre di Pisa, l’icona della città in tutto il mondo. Ovviamente lo abbiamo fatto e ci mancherebbe, ma questo dimostra l’approccio del pubblico a determinate questioni. Speriamo di incontrare altrettanto zelo nell’ottenere tutte le autorizzazioni necessarie per avviare il recupero di quell’edificio. Bisogna essere fiduciosi e io lo sono. Ma le tempistiche sono fondamentali per realizzare un investimento, perché le condizioni del mercato, soprattutto quello immobiliare, cambiano in fretta".