Il corteo dei tifosi. Cori sotto la Questura: "Dimissioni immediate"

I gruppi organizzati hanno sfilato in centro e nei luoghi simbolo . Striscioni anche davanti al Comune e al Russoli. Attacco a Ziello e Ceccardi.

Il corteo dei tifosi. Cori sotto la Questura: "Dimissioni immediate"

Il corteo dei tifosi. Cori sotto la Questura: "Dimissioni immediate"

Si parla anche per simboli: oltre i cori, gli striscioni e i fumogeni; coreografia tipica di ogni corteo della tifoseria organizzata nerazzurra. A colpire è stato quel silenzio dei 200 tifosi una volta raggiunta la sede della Questura in via Lalli. Mentre una delegazione appendeva al cancello della polizia lo striscione "Via il Questore, Pisa non ti vuole - Curva Nord" vi è stato un attimo in cui il tempo è parso sospeso: nessuno che parlava, nessuno che si muoveva. Il silenzio della piazza prima delle grida. La risposta altrettanto muta della Questura in quei minuti come deserta. Poi sono iniziati i cori diretti contro le forze dell’ordine e il Questore, prima che il corteo – partito qualche minuto prima dallo stadio e proseguito in Borgo – continuasse la propria camminata.

La seconda tappa si è consumata di fronte alla Prefettura, in piazza Mazzini, per altro a pochi passi dalla storica sede nerazzurra. Ancora urla contro un palazzo blindato e muto. Quindi il corteo ultras si è preso il Lungarno, ha attraversato Ponte di Mezzo per sostare in piazza XX Settembre di fronte al Comune. Qui sono stati appesi due i cartelloni: il primo per chiedere le dimissioni del Questore, il secondo contro l’eurodeputata Susanna Ceccardi e il deputato Edoardo Ziello ("Ziello e Ceccardi ignobili bugiardi - Pisa non è la vostra città").

L’ultima tappa del corteo in via San Frediano, davanti alla scuola Russoli. Fumogeni, uno striscione immenso ("Non si reprime un ideale di libertà - Vicini agli studenti che hanno manifestato - Curva Nord") ad unire i vertici della cancellata in ferro del liceo artistico. Una rabbia poi sciolta in un applauso: "per i ragazzi picchiati" fra bandiere della Palestina e mani alzate.

Si consuma così lo strappo più grande fra la tifoseria organizzata e il Questore, Sebastiano Salvo. Un rapporto già logoro da mesi dopo le feroci polemiche sui controlli all’ingresso dell’Arena, la capienza dello stadio e la questione ‘portoghesi’. Una vicenda che ha portato la tifoseria organizzata allo "sciopero dallo stadio" che prosegue ormai da tre partite casalinghe. Il Questore, proprio dalle colonne del nostro quotidiano, aveva provato a tendere la mano ai tifosi "capisco le loro ragioni, non approvo le modalità". Le vicende di venerdì mattina hanno segnato uno strappo che non appare più colmabile.