Ex Cisam "La zona del reattore fruibile non prima di 15-20 anni"

Intervista a Giorgio Ferrari, ingegnere nucleare, per 20 anni dedito alla progettazione e confrollo sulla fabbricazione dei combustibili radioattivi dell’Enel di Roma: "In Italia manca un deposito delle scorie".

Ex Cisam "La zona del reattore fruibile non prima di 15-20 anni"
Ex Cisam "La zona del reattore fruibile non prima di 15-20 anni"

"Tra 15 o 20 anni, non prima, l’area Cisam nella zona del reattore nucleare Galilei, tornerà ad essere fruibile. Per ora, i rifiuti nucleari rimarranno lì dove sono". È quanto dichiara Giorgio Ferrari (nella foto in alto), per venti anni dedito alla progettazione e controllo sulla fabbricazione dei combustibili nucleari dell’Enel di Roma.

Perché quelle scorie dovranno rimanere lì?

"Molto semplice. Fino al 2020, il Ministero della Difesa era una sorta di battitore libero: era autonomo nella gestione delle scorie. Nel 2020, il decreto legislativo 101, ha imposto che anche le scorie radioattive di siti militari venissero convogliate nel Deposito nazionale".

Quando sarà pronto questo Deposito?

"Se si continua così mai. O tra decenni. I Governi hanno stilato una lista prima di 70 siti idonei, poi sono diventati una cinquantina, poi si è passati ad una sorta di autocandidatura dei Comuni ma sembra che abbia risposto solo uno che è quello di Trino nel vercellese dove c’era già una centrale".

Insomma siamo ancora in alto mare e il Deposito non compare all’orizzonte. Che rifiuti ci sono al Cisam?

"Al Cisam ci sono parti di scorie del reattore ma ci sono anche rifiuti provenienti da altri siti militari quali ad esempio gli stessi ospedali militari cioè i rifiuti radioattivi usati nei macchinari medico-diagnostici". La Nazione ha trovato due documenti dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare (Isin). Nel primo si conferma che: "il decreto 101/2020, all’art.242, comma 3, stabilisce che tutti i rifiuti dell’amministrazione della Difesa dovranno essere trasferiti al Deposito nazionale. A tal fine sono stati inseriti nell’inventario dei rifiuti radioattivi al dicembre 2020 i depositi di rifiuti radioattivi del Cisam". Poi nell’altro, datato al 31 dicembre del 2020 si scrive: "Qui sono presenti 894,04 metri cubi di rifiuti radioattivi con attività molto bassa (6,44 GigaBq), bassa (5923,78 GBq) e media (145,22 GBq), cui si aggiungono sorgenti radioattive dismesse per 4503,92 GigaBq di attività radioattiva".

Allo stato dell’arte non è ancora chiaro a che punto sia arrivato il "decommisioning" e cioè lo smantellamento definitivo dell’impianto nucleare. L’Arpat in un altro documento scrive più volte: … L’attuale fase del decommissioning, che terminerà nel 2020 e per il quale si prevede un costo complessivo di 30 milioni a carico del Ministero della Difesa..., infine verranno rimossi tutti gli impianti di servizio ausiliari alle varie fasi del decommissioning per arrivare, nel 2020, al rilascio incondizionato del sito".

Le dichiarazioni di Ferrari sono state rilasciate durante un incontro organizzato da Legambiente Pisa. La vicenda ex Cisam ha il suo ovvio risvolto politico e Francesco Auletta scrive: "Si proceda alla bonifica. Presentarla come compensazione è solo un grande inganno. Il Comune e il sindaco devono chiedere la conclusione della bonifica a prescindere da una nuova infrastruttura militare. Ribadiamo ancora una volta, che la bonifica, a differenza di quanto stanno cercando di far passare centrodestra e centrosinistra a livello locale, regionale e nazionale non può e non deve essere spacciata come un elemento da baratto".

Carlo Venturini