Pisa, 10 luglio 2019 - È il giorno del giudizio per Antonio Logli. Dall'alba del 10 luglio 2019, la sua casa di Gello (San Giuliano Terme, Pisa) è presidiata dai giornalisti di tutte le testate, locali e nazionali, di carta stampata e Tv. Il caso della scomparsa della moglie, Roberta Ragusa, è giunto al terzo grado, in Cassazione, a Roma, dove sono arrivati, in mattinata, gli avvocati della difesa e le parti civili (i parenti della donna). Le voci del paese: "Impossibile che sia fuggita" (LEGGI L'ARTICOLO)

Oltre alla difesa, con gli avvocati, Sergiampietri e Cavani, (assente l'imputato che sta passando questa lunga giornata - pare - in un luogo segreto e non a casa in via di Gello), che ha ribadito i punti sui quali si batte da sempre, l'inaffidabilità dei testi e alcuni orari che non tornerebbero, hanno parlato le parti civili. Sono tantissime e rappresentate dagli avvocati Nicodemo Gentile e Francesca Zucccoli (associazione Penelope), Roberto Ciniglio ed Enrico Maria Gallinaro. Quindi, il procuratore generale Biritteri che, intorno all'ora di pranzo, ha fatto le sue richieste durante un'agguerrita requisitoria: ha analizzato tutti i punti del ricorso ritenendoli "infondati". Il pg ha chiesto dunque "inammissibilità del ricorso"l. Monica Boni è giudice relatore, Biasillo, presidente della prima sezione, lo stesso che si occupò della vicenda di Bossetti. La sentenza è attesa in serata, dopo la camera di consiglio.

Presenti anche i familiari, tra gli altri, Marika Napolitano, gli Alpini e Maria Ragusa che ha commentato: "Siamo in attesa ma abbastanza sereni". 

LA VICENDA - Antonio Logli era già stato condannato a venti anni di carcere dalla Corte d'appello di Firenze. La vicenda risale alla notte tra il 13 e il 14 gennaio del 2012, quando Roberta Ragusa sparisce, in pigiama, dalla sua casa di Gello, frazione del comune di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa. Le ricerche della donna rimarranno sempre senza esito. Le indagini si concentrano quasi subito sul marito, il quale, invece, sostiene di essere innocente, "ho dormito tutta la notte".

Antonio Logli viene iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Pisa il 2 marzo 2012, quasi due mesi dopo la scomparsa della moglie. Le indagini si chiudono nel 2014. Il pm della procura di Pisa, Aldo Mantovani, contesta a Logli omicidio volontario e occultamento di cadavere. Secondo gli inquirenti, infatti, Roberta Ragusa viene uccisa al culmine di un litigio quando, udendo una telefonata del marito in soffitta, capisce chi è l'amante, cioè Sara Calzolaio, baby sitter dei figli della coppia e poi collaboratrice dell'autoscuola di famiglia. Roberta esce di casa in pigiama e fugge per i campi. Il marito, secondo la ricostruzione dei giudici di appello, la aspetta in una via vicina, poi il litigio e l'epilogo. Logli contesta questa ricostruzione, affermando di essere andato a dormire poco prima di mezzanotte e di essersi accorto solo il mattino dopo che la moglie non c'era. Due i testimoni chiave che hanno riferito di averlo visto quella notte e di averlo sentito litigare con una donna.

Nel 2015 il gup proscioglie Logli, ma la Cassazione annulla la sentenza e ordina un nuovo processo. L'anno dopo arriva la condanna di primo grado a venti anni ma niente carcere, perché non vengono ravvisate le ipotesi di pericolo di fuga o di reiterazione del reato. La Corte d'appello di Firenze conferma la sentenza. L'uomo continua a proclamarsi innocente. Su di lui pende una misura cautelare che gli impone di restare in casa in orario notturno (dalle 21 alle 6) e anche l'obbligo di dimora nei comuni di Pisa e San Giuliano Terme. Logli, dipendente comunale, è in ferie dal lavoro da alcuni giorni. I due figli, sostengono la sua innocenza, così come l'ex amante e ora nuova compagna di vita, Sara Calzolaio. I suoi difensori, Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri, ritengono che la procura "abbia sempre indagato in un'unica direzione scartando qualunque altra ipotesi a priori".