Tomaso Montanari
Tomaso Montanari

Pisa 27 giugno 2016 - «La chiusura della biblioteca universitaria è un segno di regresso culturale, è una scelta completamente sbagliata». A dirlo è Tomaso Montanari, storico dell’arte, professore all’Università Federico II di Napoli, editorialista e uno dei critici più ascoltati nel mondo dell’arte del Belpaese.

Anche lui ha voluto rispondere alla raccolta firme de La Nazione – subito dall’associazione degli Amici della Bup – per salvare il patrimonio della Sapienza che ora rischia di scomparire dal centro città per disperdersi in seguito a un possibile trasferimento. «Grazie è un appello sacrosanto» ha scritto alla email della nostra redazione (cronaca.pisa@lanazione.net) Tomaso Montanari una presa di posizione che poi ha voluto ribadire anche quando lo abbiamo raggiunto telefonicamente. «Sono un normalista – racconta – Montanari –, ho studiato a Pisa e sono molto legato alla Sapienza. Conosco molto bene la vicenda e l’ho seguita da vicino anche quando al Mibact c’era Massimo Bray. Credo – aggiunge – che la possibile chiusura di uno spazio come questo sia un segnale davvero inquietante e una scelta radicalmente sbagliata da parte dell’Università, è un segno di regresso culturale». Montanari prova infine a vedere il bicchiere mezzo pieno e si dice fiducioso che questa mobilitazione per salvare la Sapienza possa arrivare a raggiungere l’obiettivo. «E’ doveroso – sottolinea il professore – fare tutto il possibile anche perché adesso il momento mi sembra propizio visto anche il cambio di rettore che c’è appena stato. Certo – conclude – non può che restare l’amaro in bocca di fronte a certe situazioni. A far male è soprattutto il fatto che debba essere la società civile a richiamare l’università sull’importanza di certi luoghi».
Tra chi ha voluto sottoscrivere il nostro appello c’è anche Luca Nannipieri, critico d’arte pisano da sempre molto vicino alle questioni che riguardano la cultura cittadina. «Partecipo molto volentieri a questa iniziativa – dice – anche per l’importanza che la Sapienza riveste nella vita di Pisa. Da quando si è spento il polmone culturale che quell’edificio rappresentava, in città c’è un vuoto che non è stato colmato da nessun’altra parte». Nannipieri lancia poi il proprio personale appello perché alla Sapienza tornino presto ad accendersi le luci della biblioteca. «Più passa il tempo – sottolinea il critico d’arte – più cresce la possibilità che la cittadinanza percepisca quel luogo come non più necessario. La Sapienza rischia di fare la fine del centro storico dell’Aquila i cui abitanti, quando sarà ricostruito, si saranno ormai già abituati a vivere altrove».