Pisa, 25 aprile 2019 - L’aereo è ancora in volo. A un certo punto, le urla. Il passaparola è immediato. «Qualcuno ha tentato di aprire il portellone di uscita». In coda c’è anche Giuseppe De Ceglie di Pistoia. Si trova a bordo di un aereo Easy Jet che da Londra sta riportando lui e alcuni familiari (tra cui due bambini) e amici a Pisa. Sono circa le 17, la fase di atterraggio è già cominciata. «Ci stavamo avvicinando al Galilei – racconta una volta a terra – E ho sentito un grido provenire dalle prime file. Lì per lì abbiamo pensato che si fosse sentito male qualcuno».

Poi, il silenzio. «Una hostess si è avvicinata con molta calma a un uomo che appariva agitato. Poi, sono arrivati altri steward molto tranquilli e professionali. Sono rimasti intorno e hanno parlato con questa persona», aggiunge. A quel punto, la voce si sparge: «Ha cercato di aprire la porta dell’uscita». Il veivolo fa un giro più lungo. Scatta la procedura di emergenza e intanto a Pisa vengono allertati tutti, vigili del fuoco compresi il cui intervento poi però non è necessario.

«Dopo un pochino – prosegue il passeggero – hanno dato l’annuncio. ‘Come avete visto, c’è stato questo evento, il nostro obiettivo è quello di portarvi a terra in sicurezza nel più breve tempo possibile’, il senso del discorso. Devo dire che a quel punto ci siamo un po’ impressionati».

Il personale avvisa quindi la polizia che si fa trovare in pista al momento dell’atterraggio. E che sale a bordo non appena l’aeromobile è fermo. Gli agenti prendono in consegna l’uomo, è un giovane che arriva da Siena. Ha avuto un disagio psicologico improvviso, voleva uscire, è stato accertato. E’ dispiaciuto: è stato un fatto incontrollabile, si ricostruisce. La polizia fa tutte le verifiche e la vicenda viene riferita al comandante che ha l’ultima parola. Capisce che si è trattato di un problema non prevedibile, una questione molto delicata. E così decide di soprassedere. Certo, però, quel passeggero viene inserito nella black list della compagnia e non potrà più viaggiare con loro.

«Ci hanno detto di rimanere tutti seduti con le cinture di sicurezza allacciate – prosegue De Ceglie – Abbiamo visto prendere il giovane in consegna e farlo scendere. Poi, portarlo in una stanza separata in aerostazione per i controlli: era giù. Noi, invece, siamo scesi dal portellone di coda».

antonia casini