CARLO BARONI
Cronaca

Abusi su una dodicenne. Anche la madre a processo. Alla fine sono tutti assolti

Era accusata di non aver impedito i rapporti fra la minore e due uomini. Il pubblico ministero aveva chiesto pene severe fino a nove anni di carcere

Un'aula di tribunale (Foto di repertorio)

Un'aula di tribunale (Foto di repertorio)

Pisa, 9 luglio 2024 – Al centro una minorenne e due uomini che avrebbero – per l’accusa – avuto abusato sessualmente di lei con la complicità della madre. All’esito della lunga istruttoria dibattimentale il pubblico ministero Miriam Pamela Romano – ritenendo provato l’impianto accusatorio – aveva chiesto pene severe: 3 anni e 8 mesi per la madre della ragazzina; 9 anni per il primo compagno della donna, e 7 anni per l’amico del secondo compagno. I difendesi degli imputati si sono battuti con determinazione, offrendo ai giudici una diversa lettura della vicenda: il collegio – si apprende – ha mandato tutti assolti perché il fatto non sussiste.

Il processo era frutto di una ampia indagine nella quale si era andati a scavare anche nelle chat e negli sms sui supporti informatici – il tribunale si è avvalso di consulenti in grado di trascrivere messaggi e conversazioni visto che erano in lingua straniera – per cercare elementi utili a chiarire una storia delicatissima. Al centro, appunto, una 12enne che, per l’accusa, sarebbe stata violentata da due amici della madre. I presunti abusi sessuali sulle minore, arrivati nell’aula penale pisana, lo ricordiamo, vennero fuori a scuola: sarebbero state le insegnanti a far emergere i sospetti di un contesto meritevole di approfondimenti.

L’indagine partì cosi, da questa segnalazione. E alla fine nei guai, però, ci sono finiti in tre. Oltre i due adulti, accusati di violenza sessuale (assistiti dagli avvocati Veronica Macchi e Alessandro Gava e dall’avvocato Marta Campagna), a processo c’era finita anche la madre chiamata a rispondere inizialmente di maltrattamenti – in base alle accusa delle minore – : poi la sua imputazione fu cambiata in violenza sessuale nella forma del non aver impedito che quelle circostanze si verificassero. Una sorta di comportamento omissivo (la donna è difesa dall’avvocato Francesco Mancuso) nelle pieghe di una storia complicata alla quale la fase processuale al dibattimento ha dedicato un ampio approfondimento, in particolare all’analisi delle testimonianze. E’ stata listruttoria, dunque, a far emergere un copione diverso.

Dall’epoca dei fatti, intanto, la ragazzina è diventata maggiorenne – vive con la madre – e sui fatti fu sentita con lo strumento dell’incidente probatorio che consente l’acquisizione anticipata della prova. Ieri in tribunale è arrivato il capolinea, dunque, per il primo grado di giudizio di un processo lunghissimo (iniziato nel 2019), che ha attraversato il difficile momento della pandemia anche per il settore della giustizia, e che ha dovuto fare i conti anche con cambi di collegio. Tutti fattori che hanno allungato la trattazione di una vicenda con i primi fatti riferibili addirittura al 2013.