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Itineranti, entusiasmo a Torano. I progetti di Jacopo Marconi

"A Torano si respira un’energia speciale. Il pubblico è vivace, ricettivo, e quest’anno lo spettacolo è stato molto apprezzato"....

"A Torano si respira un’energia speciale. Il pubblico è vivace, ricettivo, e quest’anno lo spettacolo è stato molto apprezzato". A parlare è Jacopo Marconi, regista e storico dell’arte, anima della compagnia teatrale ’Gli Itineranti’, reduce dal successo di ’Fedra’ nella recente edizione di Torano Notte e Giorno. Dopo le sperimentazioni del passato, Marconi ha scelto di virare verso un teatro della parola, un lavoro sulla narrazione che si rifà agli scritti di Giovanni Testori. "Con ’Le Baccanti’ avevamo chiuso un capitolo legato al movimento, alla fisicità. A Torano ho scelto un’altra formula, puntando sul racconto. Ho ricercato un’idea di teatro carnale, dove la parola è corpo".

Il pubblico ha sottolineato come l’esibizione, per inventiva, scenografia, musica e battute, abbia superato perfino il ’Giotto’ del Garibaldi lo scorso maggio. "Lì avevo scelto un approccio diverso – continua Marconi –, volevo rifuggire la realtà, lavorare sul non detto. Con ’Fedra’, invece, la scelta è stata di rendere tutto più narrativo. Ed è piaciuto". Quello che colpisce del percorso degli Itineranti è la continua sperimentazione: "Ci muoviamo da lavori coreografici, basati sul gesto e sul movimento, ad altri che invece li rifiutano completamente. Anche la ricerca luministica, sempre più integrata al dramma, va in questa direzione".

Il futuro della compagnia guarda a un progetto ambizioso, ’La Monaca di Monza’ di Testori. "Vorrei costruire una rappresentazione dal respiro metafisico, con personaggi che si muovono in un oltretomba che immagino come una discarica moderna. Vorrei recuperare costumi storici, far diventare gli attori figure manzoniane sospese in un aldilà, illuminate da tagli di luce capaci di scolpirne i corpi, come sculture viventi". Sul tavolo delle idee anche ’Mirra’ e ’Saul’ di Vittorio Alfieri, ’Adelchi’ di Manzoni, esercizio di stili e vocalità in omaggio a Carmelo Bene, e perfino il dramma inglese ’Another country’, arrivato sul grande schermo con Rupert Everett e Colin Firth. Salvo qualche collaborazione invernale con l’associazione Futura, Gli Itineranti torneranno a Torano 2026. E se l’orizzonte è fatto di luce, parola e sperimentazione, il cuore resta saldo sul territorio. "I nostri ragazzi si muovono tra Milano, Bologna e progetti internazionali tra teatro, cinema e serie tv – conclude Marconi – ma non dimenticano mai la comunità locale. Fare teatro significa anche fare aggregazione, aprire dibattito, costruire legami. È questa, alla fine, la parte più bella del nostro lavoro".