Le situazioni vecchie e complesse, bisognerebbe cercare di risolverle con provvedimenti adeguati. Una di queste situazioni persiste nelle carceri, dove nel 2024 la prima causa di morte sono stati i suicidi. Infatti, nelle case di pena, il male di vivere è in espansione, mettendo a dura prova anche il personale che vi opera, come accaduto nei giorni scorsi in San Giorgio; un detenuto ha aggredito agenti di polizia penitenziaria, e non solo. Finché il tutto è tornato nella norma, grazie alla professionalità degli agenti intervenuti. Ma in un carcere, soprattutto sul piano umano e psicologico, sono molte le difficoltà con cui i detenuti devono convivere, quindi, devono essere assistiti.
Aspetto avvalorato anche dallo psicologo del San Giorgio Michele Vito Cornacchia, che, in un’intervista al nostro giornale, si rivolge alle istituzioni affinché rivedano i provvedimenti adottati nei suoi confronti: avergli tolto, nel marzo scorso, l’ufficio e, adesso, gli hanno ridotto anche le ore di colloquio con i detenuti, basilari per arginare i loro patemi e tensioni. Ognuno di essi è, infatti, un caso a sé e, in quanto tale, deve essere capito e aiutato. Ma ora questo, viste le restrizioni, non è più possibile, precisa lo psicologo. Di conseguenza le condizioni dei detenuti, già all’estremo, si aggraveranno, poiché gli sarà tolta la possibilità di seguire quei percorsi che infondevano loro fiducia in se stessi e verso la società. Non resta pertanto che augurarci che le istituzioni sappiano ripristinare al meglio ciò che non avrebbero dovuto togliere ai detenuti, fascia sociale notoriamente debole.