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Fanini e i giochi Olimpici. Da Softon a Filippo Ganna

Il racconto dello speciale legame con l’imprenditore e i Cinque Cerchi

Le Olimpiadi sono appena partite e c’è un personaggio capannorese che ha con i Giochi a cinque Cerchi, un legame particolare, iniziato a Monaco nel 1972, i famosi giochi macchiati del sangue degli atleti israeliani. Si tratta di Ivano Fanini, il patron di Amore &Vita, la squadra più longeva, l’imprenditore più vincente nella storia del ciclismo, con 60 anni di esperienza personale in questo settore, di cui 40 nei professionisti. Primo contatto Marco Villa, ex atleta dei team Fanini, allenatore di Filippo Ganna che ha già conquistato un argento a cronometro su strada e che domani, sabato 3 agosto, sarà impegnato nella pista. "Innanzitutto, voglio ricordare – spiega Fanini - che il mio legame personale con le Olimpiadi parte quando un ex pugile australiano, che si era dato per diletto alla bicicletta e che presi nella mia squadra e successivamente far passare professionista, conquistò la medaglia d’argento nella prova in linea delle Olimpiadi di Monaco. Era il 1972 e lui è Clyde Sefton".

"Quella fu la mia prima esperienza con il prestigio olimpico, un ricordo che custodisco con orgoglio". Fanini continua narrando un altro momento d’oro, quello delle Olimpiadi di Los Angeles 1984: "In quell’edizione il mio corridore, Marcello Bartalini, passato poi professionista con la Pepsi - Fanini, vinse l’oro nella prova a cronometro a squadre, insieme a Giovannetti, Vandelli e Poli. Questo successo ha segnato una pietra miliare per il ciclismo italiano dilettantistico che fino a quell’epoca era dominato a livello mondiale dagli atleti dell’Est". A Seul 1988, Eddie Salas e Roberto Pelliconi, entrambi atleti di Fanini, si piazzarono sesto e settimo".

"A Barcellona 1992, devo ricordare soprattutto la medaglia d’argento che conquistò nella prova a cronometro su strada (col quartetto), un mio corridore, Flavio Anastasia". Atlanta 1996: "Nella corsa in linea – prosegue Fanini - un ciclista scoperto da bambino e poi lanciato nei professionisti, il danese Rolf Sørensen che riuscì ad ottenere la medaglia d’argento". Poi un buon piazzamento di Bartoli a Sydney 2000 dove sfiorò il podio. "Ricordo anche un altro atleta che ho scoperto e fatto diventare professionista, lo svizzero Bruno Risi argento ad Atene 2004.

Massimo Stefanini