Il giorno del delitto (foto Alcide)
Il giorno del delitto (foto Alcide)

Lucca, 12 dicembre 2020 - Calci, pugni e micidiali colpi inferti con sedie, suppellettili e persino piatti rotti. In due, animati da una violenza inaudita, massacrarono così in piena notte l’amico connazionale con il quale dividevano l’appartamento. Roshan Silva Kalukankanamalage, cuoco cingalese di 50 anni, fu lasciato morire in camera in un lago di sangue, con le ossa frantumate.

Un delitto atroce che secondo la Procura avrebbe meritato di essere punito con l’ergastolo, ma che per un cavillo o una piccola beffa del destino ha avuto un iter “privilegiato“. Il processo si è concluso ieri davanti al gup di Lucca Riccardo Nerucci che in rito abbreviato ha inflitto 15 anni di reclusione ciascuno, per omicidio volontario, a Samit Gayan Fernando, 36 anni, e Chathuranga Mudianselage, 28 anni. I due cingalesi, difesi dagli avvocati Veronica Nelli e Paolo Mei, hanno assistito alla lettura della sentenza in videocollegamento dal carcere di “San Giorgio“.

Il pm Salvatore Giannino aveva chiesto 30 anni di reclusione, contestando le aggravanti della premeditazione, dei motivi abietti e della crudeltà. La Procura puntava all’ergastolo in Assise, ma i due assassini hanno potuto usufruire del rito abbreviato e dello sconto di un terzo della pena, grazie a una fortunata coincidenza temporale.

Il delitto avvenne infatti in centro a Lucca il 17 aprile 2019. La nuova legge del 12 aprile 2019 n. 33 che vieta il ricorso a “premi“ per reati che prevedano l’ergastolo fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale solo il 19 aprile 2019. Due giorni che hanno evitato loro il rischio della pena massima e che valgono adesso in concreto sette anni e mezzo sconto: dai 22 e mezzo di base, ai 15 anni inflitti in concreto dal gup.