Comunità di Sant’Egidio, il pranzo di Natale per i bisognosi taglia il traguardo dei 20 anni

Salone dell’Arcivescovato pronto ad accogliere oltre cento persone

Comunità di Sant’Egidio. Il pranzo per i bisognosi taglia il traguardo dei 20 anni

Comunità di Sant’Egidio. Il pranzo per i bisognosi taglia il traguardo dei 20 anni

Firenze, 25 dicembre 2023 – La loro opera, spesso, è silenziosa. Nel senso che non finisce sovente sulle pagine dei quotidiani, ma non per questo è meno incisiva. Anzi. Solo per restare al periodo natalizio, la loro attività è frenetica, continuamente ad organizzare servizi per i bisognosi. Più o meno tutti la conoscono o comunque ne hanno sentito parlare almeno una volta: la Comunità di Sant’Egidio, che quest’anno tra l’altro taglia il traguardo dei venti anni del tradizionale pranzo di Natale. Una Sant’Egidio che, pur se con grandissimi sacrifici – specialmente economici – porta avanti i lavori per approntare una nuova sede. Di tutto questo parliamo con un componente storico della Sant’Egidio, Lino Paoli.

Paoli, dove si svolge il tradizionale pranzo del 25?

"E’ stato itinerante. Da San Concordio si è trasferito a San Pietro Somaldi, poi nella sede di Imt e infine, da quando è arrivato l’arcivescovo Giulietti, siamo nel salone dell’Arcivescovato".

Festeggiate 20 anni di pranzo di Natale in questo 2023?

"Sì, è un anno importante, anche se a noi non interessa l’anniversario in sé, quanto la continuità nel tempo, consolidare la nostra presenza accanto a chi è in difficoltà".

Non vi siete mai fermati?

"Escluso l’anno del covid, nel 2020. Facemmo solo una piccola distribuzione nei locali al piano terra dell’Arcivescovato".

Quanti i volontari della Comunità di Sant’Egidio di Lucca?

"Se parliamo della comunità stabilmente intesa che partecipa ai servizi, prega assieme e vive i momenti comunitari, a Lucca siamo una ventina di persone a cui poi si affiancano una serie di volontari o collaboratori".

Tutti volontari?

"Sì, è previsto nello statuto della comunità di Lucca: non sono previsti nemmeno rimborsi spese".

Come funziona il pranzo del 25 dicembre?

"Circa un mese prima cominciamo a lanciare l’iniziativa e raccogliamo le adesioni di chi può darci una mano. C’è chi allestisce e serve, c’è chi nei giorni precedenti prepara i regali, chi sposta i cibi donati, chi si occupa delle raccolte. Il Natale di Sant’Egidio non è solo il pranzo del 25, ma ad esempio, nel momento in cui parliamo, ora, alcuni di noi sono alla Pia Casa a distribuire i regali con un gruppo di giovani. Ieri sera a San Vito si è svolta la cena con le famiglie dei bambini della Scuola della Pace. Giovedì siamo stati in carcere e abbiamo portato un pacco regalo ai detenuti e animato la tombola che il carcere aveva organizzato. La scorsa settimana abbiamo distribuito 110 spese alle famiglie".

Come è possibile il pranzo di Natale?

"E’ possibile essenzialmente grazie alle donazioni dei ristoranti. Negli ultimi anni sono veramente tanti, circa dieci anche dodici".

Cosa vi portano?

"Chi ti dà un chilo di farro, chi due di patate arrosto, chi gli arrosti, chi ci dà la pasta... Poi c’è una serie di aziende che ci danno una mano. Il resto lo compriamo".

Come si può partecipare per dare una mano?

"Si dà la propria disponibilità telefonando o scrivendo alla mail della comunità o venendo ad uno dei nostri momenti di incontro o di preghiera in chiesa".

Quante le persone che saranno presenti?

"Quest’anno apparecchieremo per circa 110-120 persone".

E’ cambiata la tipologia di persone che vengono al vostro pranzo di Natale?

"E’ una platea ampia: si va da chi di solito frequenta la nostra mensa e vive in condizioni di povertà a tante famiglie che invece hanno un’abitazione, ma vivono situazioni di disagio evidente e trovano lì un luogo accogliente e altre persone, ed è questa la cosa più bella".

C’è chi è arrivato la prima volta anni fa e poi è rimasto nel tempo?

"Ci sono persone passate da noi negli anni e che erano in difficoltà. Le faccio qualche esempio: penso ad un immigrato da solo che ha dormito sotto le Mura e che invece oggi ha la sua casa con moglie e figli, oppure un’altra persona arrivata qui che ora ha figli diplomati. Ecco, queste persone tornano ed hanno voglia di stare con chi li ha aiutati ed è divenuto amico".

Insomma, mi par di capire che non è il pranzo in sé ciò che vi interessa, ma lo stare insieme senza distinzioni?

"Proprio così, l’obiettivo è vivere insieme il pranzo di Natale, non ci interessa la mensa in sé, ma stare assieme, chi sta meglio, chi sta peggio, chi è italiano, albanese, marocchino, chi sta alla stessa tavola si mescola in una grande tavola".

Qual è la tipologia della persona che viene il 25? E’ cambiata nel tempo?

"Se parliamo di povertà, diciamo che inizialmente molti erano gli stranieri. Poi anche una popolazione italiana ha cominciato a sentire il bisogno: magari si trattava di persone non in povertà assoluta, ma magari che avevano bisogno del pacco spesa. Resta prevalente la povertà conseguente ai fenomeni migratori, ma anche quella locale negli anni soprattutto dopo il covid è cresciuta. Devo dire però che Lucca da questo punto di vista ha saputo fare rete grazie a Caritas, servizi comunali, Sant’Egidio, associazioni di volontariato, si è creata una rete di collaborazione che cerca di non far cadere per terra nessuno".

Come stanno andando avanti i lavori alla nuova sede all’ex Dopolavoro ferroviario lungo via Cavour?

"All’ex Dopolavoro ferroviario abbiamo avuto in comodato l’immobile da Ferrovie dello Stato, ma è da ristrutturare. Il costo per farlo passa i 200mila euro. Abbiamo fatto un mutuo, poi c’è chi, ad esempio, come l’area perfomance di Lucca Comics & Games ci ha donato 15mila euro, parte del provento dell’ultima asta. Sarà un luogo che diventerà la casa della comunità per svolgere i servizi. Vogliamo creare un punto di riferimento per i poveri della città, ma ci vuole l’aiuto di tutti. Intanto i lavori al tetto sono conclusi e abbiamo installato il fotovoltaico, l’inaugurazione dovrebbe essere a giugno del 2024".