Pride, gli organizzatori esultano. Ma l’ex curatore spara a zero: "Si è scelta la via del conflitto"

Di Gangi contesta i numeri sulla partecipazione diffusi da Raot: "In strada non più di 2.500 persone". Sotto la lente la scure che si è abbattuta sugli operatori a sostegno del progetto: "Da 35 a una decina" .

Pride, gli organizzatori esultano. Ma l’ex curatore spara a zero: "Si è scelta la via del conflitto"

Pride, gli organizzatori esultano. Ma l’ex curatore spara a zero: "Si è scelta la via del conflitto"

"Vorremmo ringraziare ogni persona singolarmente. Vorremmo abbracciare tutti e tutte, stringerci in un grande abbraccio collettivo. Sapete che potenza hanno 5.000 persone abbracciate? Noi sì. L’abbiamo vista, 5.000 persone che si sono guardate, che hanno gridato, ballato, condiviso, ascoltato, baciato. Contro ogni stereotipo, contro ogni discriminazione, contro ogni violenza. Un Pride, una comunità, una famiglia".

Questo il ringraziamento, diffuso tramite social, da parte degli organizzatori di Raot - Rete anti omofobia e transfobia, ai partecipanti della terza edizione dello Spezia Pride, che si è svolto in città due settimane fa. Ma il direttore artistico della prima edizione della manifestazione, Stefano Di Gangi, che troncò i rapporti durante l’organizzazione di quella dello scorso anno, non ci sta e contesta in primis i numeri. "Intanto 5.000 sarebbe magnifico, se fosse vero – attacca Di Gangi –. Quelli c’erano nel 2022, poi sono calati nel 2023 a circa 3.500 e in questo appuntamento più recente saranno arrivati al massimo a 2.500. Gli intenti che vengono abbracciati sono indiscutibili, ma anche le battaglie più nobili possono venire inficiate, quando non si accettano le opinioni non conformi". Di Gangi, imprenditore e curatore di eventi, si sofferma sull’inesperienza. "È inevitabile quando un evento che richiede una determinata professionalità, viene affidato a un ristretto circolo politico. Un castello di carte destinato a sfaldarsi così come l’attuale organizzazione ha deciso di sfaldare i rapporti con qualsiasi altra realtà del territorio". Torna poi a parlare di dati. "Le collaborazioni sono partite da 12 il primo anno, per poi scendere a 7 e crollare a 3. Gli operatori a sostegno del progetto sono stati 35 il primo anno, ridotti a 20 il seguente, e arrivati a una irrisoria decina nel 2024. Essere tutti uniti sotto la bandiera arcobaleno è la grande forza di questo genere di manifestazioni, ma ciò che si può leggere è la scelta della via del conflitto".

Marco Magi