
Qui sopra, il patron del Lunezia,. Stefano De Martino; a sinistra, in una immagine storica, Dori Ghezzi, Paola Gassman, Stefano De Martino, Fabrizio De André e Ugo Pagliai insieme nel 1997
di Marco Magi
Il Premio Lunezia manda in scena stasera l’evento finale al Teatro Civico. Patron, ideatore, autore dell’importante manifestazione – che premia il valore musical letterario delle canzoni e giunge alla 29a edizione – lo spezzino Stefano De Martino.
Tutto è partito da Aulla, come mai non nella sua città?
"Lunigiana terra di cantori e di poeti con una realtà come il Premio Bancarella di Pontremoli, che già negli anni Novanta, aveva un’alta concentrazione di attenzioni sull’arte letteraria. Pensavo, quindi, che il mio Premio Lunezia potesse vivere di luce riflessa, visto il valore letterario delle canzoni, anzi il valore musical letterario come abbiamo poi coniato successivamente. In realtà fu assorbita da Aulla, grazie all’intuizione dell’allora sindaco Lucio Barani, ed è stata una fortuna, dato che abbiamo così avuto una nostra dimensione, senza divenire subordinati o surrogati".
Non è la prima volta, ma qual è la sensazione di trovarsi nella sua Spezia?
"Un momento di intensa gratificazione. Paradossalmente, abbiamo trovato porte aperte in tutta Italia, oltre che nelle vicine Aulla, Carrara e Sarzana, ma qui no, almeno fino a quando non è cambiato, di recente, il governo della città. Dopo il riconoscimento da parte del ministero della Cultura, dopo che l’Enciclopedia Treccani lo citava, dopo che il Festival di Sanremo, nei premi collaterali, gli dava considerazione, malgrado le non aderenze politiche e nonostante il fatto che non fosse dedicato, come tutti i premi musicali degni di nota, ad un cantautore defunto, il Premio Lunezia e Stefano De Martino sono diventati, finalmente, anche profeti in patria".
Davvero l’idea le è venuta grazie a Claudio Baglioni?
"Appartengo ad un’estrazione sociale molto distante da questo mondo musicale. Mi sono appassionato a questa materia grazie alle sensazione che mi provocavano le canzoni di Baglioni. Fin da ragazzo, credevo che i suoi brani fossero sottovalutati, ritenuti ‘adolescenziali’. Baglioni è stato quindi l’ispiratore, mi ha onorato della sua presenza nel 1996 e ha citato il Premio Lunezia fra i principali da lui ottenuti, nella sua biografia. Spero vorrà essere tra gli ospiti della trentesima edizione nel 2025, magari a Spezia o Aulla, sebbene faremo varie tappe fra cui Malta, Lecce e Savona".
Cosa ha ‘garantito’ il successo del Premio Lunezia?
"Abbiamo avuto con noi, l’85 per cento dei più grandi artisti. All’origine di tutto è l’idea della tipologia di premio, ma va dato merito all’originario battesimo e appoggio di Fernanda Pivano e Fabrizio De André. In questo modo si sono avvicinati tanti artisti, in particolare quelli più cantautorali. Facendo qualche nome, tutti venuti in gratuità, Ligabue, Vasco Rossi, Fabrizio De André, Claudio Baglioni, Laura Pausini, Pooh, Gianni Morandi, Andrea Bocelli, Charles Aznavour, Edoardo Bennato, Lucio Dalla e Gianna Nannini".
A proposito di Vasco Rossi, quello che è successo nel 1999 è storia o leggenda?
"So a cosa si riferisce. Sì, è la verità: il popolare cantautore voleva andare in bagno e fu accompagnato, dietro le ‘quinte’, che allora erano il municipio di Aulla, da un operatore. Non riuscì però ad arrivare in toelette e nella fretta, tra le sale deserte, si infilò nella stanza del sindaco Barani, dove fece la pipì in un vaso di kentia accanto alla scrivania".
Ci racconta un ultimo aneddoto?
"Nel decennale del Premio Lunezia, fu Pippo Baudo a presentare. Era uscito ‘fuori scena’ dal Festival di Sanremo, dopo averne organizzati diversi, e fummo noi, in un certo modo a rilanciarlo, perché passata l’esperienza aullese, condusse altri tre Festival di fila".