
Il medico spezzino conclude la specializzazione in cardiologia a Cambridge, tra trapianti e nuove tecnologie, senza dimenticare il basket.
A 29 anni, spesi fra corsie e parquet, sta per concludere un’importante esperienza lavorativa e umana: Pietro Elia Mencarelli, medico classe 1995 originario della Spezia è per due mesi ospite del prestigioso Royal Papworth Hospital di Cambridge. Un’eccellenza mondiale dove Mencarelli – conosciuto in città anche per la lunga militanza nello Spezia Basket Club – sta completando il suo percorso di specializzazione grazie alla collaborazione tra il nosocomio inglese e la scuola di specializzazione in Cardiologia dell’Università di Pisa, diretta dal professor Raffaele De Caterina, a cui è iscritto.
"Si tratta di un centro di riferimento nella gestione dello scompenso cardiaco avanzato che si verifica quando il cuore si affatica, come ad esempio in casi di infarto e cardiopatie congenite; malattie ad alta mortalità, almeno il 50% a 5 anni, ma meno impattanti nella percezione comune" spiega Mencarelli.
Il Royal Papworth Hospital è il più grande centro trapianti del Regno Unito, dove ogni anno si effettuano fra le 70 e le 90 operazioni di questo tipo sulle 300 circa di tutto lo Stato, specifica. "Una bella opportunità per me. Quest’operazione cambia nettamente la prognosi ai pazienti a lungo termine, anche ragazzi giovani che altrimenti sarebbero destinati a morire e che hanno così una nuova opportunità, anche a oltre 20 anni. Qui si concentrano i trapianti, mentre in Italia ci sono più centri, 12".
Mencarelli, nello specifico, si occupa della parte clinica: la gestione del paziente, che prepara e sostiene. "Dal punto di vista umano e medico è molto impattante: diversamente da quando si somministra una pillola e le cure sono sul lungo periodo, si vede nell’immediato quanto ciò che facciamo cambi la salute di persone che spesso arrivano quasi moribonde e rinascono. Una soddisfazione impareggiabile. Ci sono implicazioni etiche che riguardano il donatore, il cuore ha un significato che trascende".
Dall’Italia alla Gran Bretagna, questo medico spezzino, laureatosi con lode all’università di Pisa che a gennaio conseguirà la specializzazione in cardiologia presso l’ospedale Cisanello di Pisa, affianca un team multidisciplinare di specialisti, partecipando alla gestione quotidiana dei pazienti, con un focus su tecnologie avanzate come i cuori artificiali, la gestione dei pazienti trapiantati in terapia intensiva e la gestione di quelli con gravi forme di scompenso cardiaco ad eziologia post infartuale o derivante da gravi forme di cardiopatie congenite.
E c’è un ulteriore fattore che l’ha colpito. "Il rispetto del personale medico, l’orgoglio che qui hanno per il servizio sanitario nazionale (National Health Service, ndr.) che viene visto come bene comune. Mi hanno impressionato anche gesti semplici, come il lasciar passare avanti nella fila della mensa aperta a tutti i sanitari. Altro fattore è che ho percepito molto rispetto per il sapere dei medici e meno retropensiero e diffidenza. Certo, qui le strutture sono molto più curate e questo può facilitare".
Questa grande occasione è arrivata grazie a contatti con un medico italiano laureatosi a Pisa e specializzato in anestesia che lavora a Cambridge e in questi due mesi, Mencarelli ha condiviso il percorso con pari da diversi paesi: Grecia, Hong Kong, Libia, Australia. "Il basket mi ha insegnato molto riguardo il lavorare in gruppo e risolvere i problemi insieme, oltre che la disciplina anche nello studio. È uno sport molto intelligente".
E per il futuro? Sicuramente, la professione sarà in primo piano, ma ci sarà spazio anche per la palla a spicchi. "Avevo iniziato la preparazione con la squadra e ora rientrerò nell’orbita Tarros: sarò a disposizione per dare una mano a Danilo e Maurizio Caluri. Certo, ora l’obiettivo è stabilizzarmi in corsia".